Il personaggio

Oro di Taiwan
sabato 8 settembre

Ang Lee

Non può che essere Ang Lee, oggi, il personaggio di Venezia 64: lui, il regista che un anno sì e un anno no arriva al Lido, vince il Leone d'Oro e se ne va. Il suo "Lust, Caution", film passato nei primi giorni del festival e osservato più per le dettagliate scene d'amplesso che per la complessiva qualità della storia, vince a sorpresa molto più di quanto accadde due anni fa per "Brokeback Mountain", che aveva rappresentato un'autentica rivelazione e che conquistò, subito dopo, l'Oscar. Il nome di Ang Lee ha preso a circolare nel primo pomeriggio, ieri al Lido, come quello del possibile vincitore, ma nessuno sembrava dare troppo credito: altri due erano i film in corsa per unanime giudizio della critica ("La graine et le mulet" e "12"), e come ottima riserva c'era comunque Brian De Palma con il suo "Redacted". Ang Lee, invece, ha rovesciato tutte le previsioni: ha ritirato il premio con un vago senso di sorpresa dipinto sul volto, ma è evidente la soddisfazione anche per un'impresa che a nessuno era riuscita prima che a lui. 53 anni, originario di Taiwan ma oltre vent'anni residente negli Stati Uniti, il regista ha raccolto praticamente con ognuna delle sue opere premi e consensi; con il penultimo film ha vinto il Leone d'Oro, tre Oscar e quattro Golden Globe.

venerdì 7 settembre

Valeria Solarino

E' lei, la bella attrice impegnata, torinese di 27 anni, presente alla Mostra con l'apprezzato film "Valzer" ma anche come giurata nella sezione Opera Prima, la vincitrice del premio Wella Cinema Donna, che negli anni ha incoronato talenti destinati a grande successo, come Scarlett Johansson. In questi giorni di permanenza al Lido, dove arrivava dopo una vacanza alle Eolie, Valeria Solarino era già stata promossa "la più bella dell'isola" nel giudizio diffuso di pubblico e addetti ai lavori. Compagna nella vita del regista Giovanni Veronesi, non sente in sé le corde della commedia, ma potrebbe fare un'eccezione e girarne magari una con lui. Simpatica e per niente diva, ha conquistato tutti alla passerella inaugurale sfilando in un abito d'oro che la trasformava in una sirena; poi è passata al jeans, alle camicette, alle giacche semplici ma dal taglio perfetto e non ha mai negato un sorriso, una foto, un autografo ai tanti fan che la fermavano lungo le strade del Lido.

giovedì 6 settembre

Il duro prezzo dell'onestà

Le brave ragazzve vanno forse in Paradiso, ma fin che sono su questa terra gli tocca di soffrire per amore. Questo è, almeno, il messaggio imposto dal cinema italiano, di passaggio senza gloria alla Mostra: è l'elemento comune tra "Il dolce e l'amaro" di Andrea Porporati e "L'ora di punta" di Vincenzo Marra. In entrambi i casi il protagonista è un eroe negativo, mafioso per l'uno e corrotto per l'altro. E in entrambi i casi c'è una brava ragazza (Donatella Finocchiaro nei panni di Ada la maestra per Porporati, Giulia Bevilacqua è la commessa Francesca per Marra), chiamato a rappresentare il tempo precedente il male, quando l'amato non è ancora perduto, una scelta è ancora possibile e dunque può coltivare una relazione di sentimenti e non di interesse. Nel film di Porporati la povera Ada si rifiuta di seguire il destino criminale di Saro-Luigi Lo Cascio, il quale finirà per sposare la figlia di un mafioso, in quello di Marra Francesca viene abbandonata da Filippo-Michele Lastella a favore della ricca, benché attempata, gallerista che può mantenere nell'agio il suo boy-toy. Ma è davvero questa la nostra realtà?

mercoledì 5 settembre
Una lettera da Tarantino

Il personaggio è quello che non c'è: Quentin Tarantino, annunciato e atteso un giorno dopo l'altro alla Mostra del Cinema, alla fine non verrà. Ma ha una giustificazione più che seria: è caduto, si fatto male alla schiena lesionandosi una vertebra e non è assolutamente in grado di affrontare il viaggio. Eppure del Festival è stato protagonista prima ancora che le luci si accendessero in sala, per le sue critiche severe al Western all'Italiana che gode quest'anno di un'ampia e apprezzata retrospettiva. Stefania Sandrelli, madrina per la cerimonia di chiusura, lo aveva liquidato come "un babbeo". Scrive, dunque, l'ospite che non c'è: si rammarica nella lettera di non "poter vedere e godere dei tanti Western all'Italiana" per i quali si augura che Sergio Corbucci possa avere assieme a Leone tutta la gloria che merita nel panorama internazionale del genere. "Mangiate cibo buono, bevete vino buono, viaggiate sull'onda e godete la magia del cinema" è il suo augurio a quanti in questi giorni sono al Lido. Chiude "con affetto", e pace è fatta.

martedì 4 settembre
Tanti amici per l'aragosta

Attesa con curiosità e non solo per il film che presenta ("Le ragioni dell'aragosta" ha già fatto molto parlare), Sabina Guzzanti arriva al Lido e denuncia i bavagli all'italiana. Il nostro paese, dice "oggi è un regime massonico, sovietico, fascista, non so come definirlo. Se hai qualcosa da dire sei nell'impossibilità di farlo". Ha nostalgia dei tempi di Tangentopoli, quando i politici erano troppo impegnati a sfuggire alle manette per trovare anche il tempo di censurare la satira. Allora alla denuncia dà voce lei, ritrovando gli amici e colleghi dei tempi di "Avanzi" e portandoli sul set: "Da tempo avevo voglia di fare una cosa con Loche e Reggiani perché mi piace il loro modo di raccontare. Poi si sono aggiunti gli altri: tutti grossi talenti sprecati". Domani sera Sabina Guzzanti e tutto il cast festeggiano in un locale del Lido: si comincia a mezzanotte, festa a invito ma, assicura la produzione, in piena libertà.

lunedì 3 settembre
Il divo in pace con se stesso

E infine arriva Richard. Dopo George Clooney il moro, impegnato per i diritti civili, e dopo Brad Pitt il biondo, che lotta in difesa dell'infanzia abbandonata nel mondo, appare al Lido Richard Gere dalla chioma ormai candida, per presentare due film: "The Hunting Party", sulla caccia ai criminali di guerra in Bosnia (fuori concorso), e "I'm Not There", dedicato a Bob Dylan (per Venezia 64). In lui sembra esserci poco del divo; appare in perfetta pace con se stesso, e tutto quello che è lo è in modo pacato e misurato. Bello senza strafare, 58 anni di puro fascino; pacato nei modi, corretto ma deciso nei temi che affronta: la Cina, che prima di ritenersi degna di ospitare le Olimpiadi dovrebbe rendersi trasparente al mondo, spiegare perché tante persone sono detenute senza una colpa reale da scontare, giustificare nel passato e cessare nel presente le persecuzioni alle minoranze. Condanna i criminali di guerra, "cattivi prodotti nel nostro subconscio, come in America dove per due volte è stato eletto Bush". Quei cattivi per i quali, una volta assicurati alla giustizia, non vorrebbe vendetta né punizione, concetti che "non sono nella mia mente e nemmeno nel mio cuore". Parla di cinema, di politica, di diritti civili, lo fa sorseggiando un caffè lungo e senza mai perdere il tono e la misura. Nessuna domanda per lui è irritante e non meritevole di risposta, come era accaduto per Clooney; e quanto ai fotografi, chiede di essere ripreso in mezzo a loro quasi per risarcirli, a un giorno di distanza, dell'arroganzadi Brad Pitt che aveva rifiutato di togliere gli occhiali da sole. Che piacere incontare, dietro un uomo bello, anche una bella persona
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domenica 2 settembre
Standing ovation per Woody Allen

Tutti in piedi ad applaudirlo:la Mostra del Cinema ricambia lo sconfinato amore di Woody Allen per Venezia con un applauso interminabile prima della proiezione ufficiale del suo "Cassandra' s Dream", fuori concorso, che suscita pareri tiepidi nella critica ma intriga il pubblico in una trama forse prevedivile, eppure magistralmente diretta. Woody ha scelto Londra come set, e l'ha amata perché è una metropoli: "New York, Londra, Barcellona ti danno le stesse sensazioni, stai bene". Lui è il solito Woody, se possibile ancora più magro e più cupo, con lo sguardo assente: "La vita è un'azione tragica con qualche aspetto interessante". Giacca stazzonata e sempre di una taglia troppo grande, calzoni stile presi in prestito, camicia che sembra scelta a caso da un guardaroba malinconico. Dietro la montatura nera, gli occhi sembrano ancora più grandi e spauriti. Si tiene per mano con la moglie Soon-Yi, che nel tempo ha assunto la stessa espressione un po' vaga di lui; nel film racconta una storia che parla di famiglia ma soprattutto di due giovani che il caso intrappola in una serie di avvenimenti che non possono che finire in tragedia. Caino e Abele? Forse, ma senza volere: "se qualche riminiscenza della Bibbia c'è, viene da lontano ed è del tutto inconsapevole". Woody è uno che sul set chiede ai suoi attori di essere veloci, preparati, si gira e via; se vogliono cambiare qualche battuta possono pure farlo, in fondo il personaggio ormai è loro. Ma ogni attore alla fine ripete la stessa cosa: lui ti dice che puoi cambiare, ma tu sai che a scrivere è stato Woody Allen, e non ti permetteresti mai. Dopo "Cassandra's Dream" è già pronto il prossimo film, girato a Barcellona quest'estate. Le riprese sono finite cinque giorni fa, il titolo ancora non c'è. Si sa che è un genere comedy drama.

sabato 1 settembre
Caterina Bond girl alla francese

Si vede dal taglio di capelli che Caterina Murino, la Bond girl di Casinò Royale, è ormai un po' francese. Carré corto, ma lei premette che è solo esigenza di scena visto che ha da poco finito di lavorare a "Garden of Eden", diretta da Stephane Giusti. "Altra epoca, 1926, mica potevo girare con i capelli lunghi". Non ha ancora deciso se si piace o no, dipende dall'umore del mattino. Francese non solo perché vive in Francia, dove la distribuzione dei film, dice, è ancora più feroce rispetto all'Italia perché se in due giorni non azzanni il botteghino sei fuori, ma anche perché al Lido preferisce Cannes: "Ci sono andata due volte, e la notte è piena di vita. Qui alle dieci di sera sono tutti a dormire". Per la verità, a quell'ora le sale di proiezione sono piene, come i ristoranti, le trattorie e ogni posto dove ci sia musica. Ma lei intende vita nei posti dove una che si chiama Murino può andare senza essere disturbata: "Faccio l'attrice per professione, non per essere riconosciuta. Non mi piace essere fermata per strada anche se è ovvio che reagisco con cortesia". Fin troppa: stamattina c'era la fila nel bagno delle signore al Casinò, e anche lei aspettava. Dal bagno degli uomini esce un tizio, la riconosce, ulula estasiato, magari si sente già un po' Bond, James Bond. Tira fuori la macchina fotografica, dice di voler essere immortalato con lei. Una della fila si presta, su supplica, e scatta il flash. La foto in bagno non è il massimo: il taglio non basta, forse la prossima volta la vedremo anche tinta. Ill Lido comunque la promuove: "Non pensarci" di Gianni Zanasi, produzione indipendente e fuori concorso, è stato festeggiato con un'ovazione e tra i più calorosi c'era l'applauso di Mario Monicelli.

venerdì 31 agosto
Clooney denuncia ma fa lo spot


Trappola veneziana per George Clooney, che appare all'Excelsior a gigioneggiare con i Leoni, poi al Casinò per la conferenza stampa sul film "Michael Clayton", nel quale fa la parte di un avvocato e che ruota attorno alla denuncia contro una multinazionale che produce un diserbante cancerogeno. "Se ha accettato questa parte, lei crede nella denuncia delle multinazionali - chiede una cronista - e allora come mai fa lo spot per la Nestlé?". Il riferimento è chiaro e pesante: lo spot è stato presentato in prima mondiale ieri, proprio qui al Lido. Clooney tenta il dribbling: "Non lavoro per la Nestlè". La cronista insiste: "Nespresso è della Nestlè". Lui è all'angolo: "Bisogna pur guadagnarsi da vivere". Poi cambia faccia, diventa terreo: "E guardi, la sua domanda è irritante, e io non le rispondo". Poteva fare di meglio.

giovedì 30 agosto
Cronaca di una caccia al fantasma


Accade anche questo, che il personaggio del giorno sia quello che non c'è. Magie della Mostra del Cinema, che possono riuscire solo a chi si chiama George Clooney e si annuncia, oltretutto, con la notizia di un flirt freschissimo che potrebbe interrompere la sua leggendaria condizione di single. Ah, George! Decine di fotografi inseguono per tutto il giorno da un capo all'altro del Lido il divo che non c'è, e che semina tracce ovunque per prendersi il lusso di non essere da nessuna parte. Non è all'aeroporto dell'isola, dove dicono dovrebbe atterrare con il suo elicottero, o forse con quello di uno sponsor o magari con l'altro, ufficiale. Non è alla darsena dell'Excelsior, dove alle 20 dovrebbe attraccare per andare poi a una cena nell'esclusivo spazio del Nikki Beach. Se è per quello, non è nemmeno nel ristorante veneziano, dove ha prenotato per le 20, eccitando tutti per poi deluderli con una disdetta alle 19.45. Dove sei, George? Beh, mentre tutti lo aspettano al Lido lui atterra a Tessera e si rifugia al Cipriani in mezzo alla laguna. E mentre la security ha pronta per lui una fuga alla "Nikita" attraverso le cucine dell'Excelsior, beh, lui è sul motoscafo di un fidato amico veneziano, che prima del buio gli cede anche i comandi: adora pilotare, qualsiasi cosa.

mercoledì 29 agosto
La romantica ragazza farfalla

Ecco, Keira Knightley potrebbe essere una farfalla: il vento, se soffia appena un po' più forte, potrebbe portarsela via. E' lei la protagonista assoluta del primo giorno della Mostra del Cinema, lei che a mezzogiorno sfoggia uno Chanel bianco e blu, e la sera, in passerella, un altro Chanel bianco ghiaccio che rimanda bagliori rosati. E' una ragazzina con le unghie laccate di un rosso sfacciato, che su di lei diventa elegante; si dice romantica, pronta a commuoversi davanti a un film e dunque entusiasta di tutte le lacrime che farà versare con la sua interpretazione in "Espiazione". Gli uomini dicono sia troppo magra, ma quando lei alza gli occhioni o sorride è impossibile non restare incantati: è la grazia del cucciolo. In "Pirati" si dice abbiano dovuto aumentarle il seno, perché partiva più o meno da zero: tutto computer, al Lido si è visto chiaramente. E' rimasta il fuscello adolescente che era.

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