«Ho sentito 4-5 colpi». Poi la tragedia

In via Cimitero, vicino all’Osellino, ci sono poche case. Gli abitanti hanno aiutato la polizia a trovare l’auto
CAMPALTO.
In pochi sanno che proseguendo lungo via del Cimitero, lasciandosi alle spalle il bosco di Campalto e oltrepassando gli edifici militari, costeggiando una strada bianca privata vietata alle auto, si sbatte addosso all’argine dell’Osellino. Un luogo appartato, dove sono evidenti i segni delle coppiette che la notte cercano un luogo tranquillo, lontano da occhi indiscreti, per scambiarsi effusioni. E’ qui che Domenico Digiglio si è appartato con la moglie Emanuela Pettenò sabato notte, in preda alla disperazione, dopo averla sequestrata sotto la minaccia di una pistola.


L’auto di lei è stata parcheggiata all’inizio di un campo, a pochi metri da uno splendido melo, dove avevano deciso di passare la notte due turisti tedeschi. Più in là, ad una cinquantina di metri, alcuni casolari, tra cui l’azienda agricola dei Moz e una serie di case di campagna. Ieri mattina i segni di quanto accaduto all’interno della Citroen C2, di proprietà di Emanuela, non c’erano già quasi più. «Se non avessimo indicato alla polizia dove cercare l’auto - spiegano i vicini - i corpi sarebbero stati trovati dai cacciatori».


Qualcuno ha sentito gli spari, qualcun altro ha continuato a dormire, ed è stato svegliato dalla polizia. «Ho le controfinestre per via degli aerei - racconta la signora Dal Bò - se non chiudo tutto non riesco a prender sonno. Mi ha suonato la polizia, ma ero in tenuta da notte». Nemmeno Daniele Dal Bò, che abita al piano di sopra, ha sentito nulla. «I cani hanno preso ad abbaiare - racconta Luigino Moz - ma sono abituati a sentire i colpi di fucile perché ci sono i cacciatori, abbiamo indicato agli agenti arrivati dalla nostra strada, dove trovare l’auto: ho intravisto la testa di una donna sul sedile della macchina».


Un residente però, gli spari li ha sentiti eccome: «Saranno state le quattro mezza, quattro e tre quarti del mattino - racconta - i cani delle case si sono messi ad abbaiare tutti uno dopo l’altro, quando hanno smesso ho sentito quattro, cinque colpi. Poi è arrivata la polizia che ha cercato l’auto grazie alle nostre indicazioni». La notte in fondo a via del Cimitero è buio pesto. Prosegue: «Dopo gli spari, abbiamo scorto passare una coppietta lungo la strada, erano due ragazzi, che si tenevano per mano. Ci è parso strano perché di solito le coppie vengono per appartarsi, non camminano lungo la via». I due giovani, stranieri, avevano deciso di accamparsi per la notte nei pressi del melo che si trova proprio sotto l’argine, all’inizio della salita, senza sapere che nell’auto poco lontana si stava consumando una tragedia.


«Conoscevo Domenico sin da quando ero solo un ragazzo - racconta un abitante di uno dei caseggiati - era una brava persona, faceva il suo lavoro, anche se a volte sembrava un po’ montato». Sul luogo del delitto arriva anche un anziano in bici, che non vuol dire il suo nome. «Ero amico di entrambi - spiega scuotendo la testa - volevo vedere dove fosse successo, erano due persone per bene, anche troppo. Sono colpi di testa».

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