L’ultimo saluto a Tania Terrin a Camponogara, il parroco: «La prima responsabilità è della politica»

Volti scuri e sguardi bassi per un dolore che spezza i cuori al funerale di Tania Terrin. Durante l’omelia il parroco Peron ha criticato la politica che si indigna ma taglia i fondi alle associazioni in difesa delle donne

Elena Livieri
Il feretro di Tania Terrin (foto Pòrcile)
Il feretro di Tania Terrin (foto Pòrcile)

Non era il giorno per un funerale. C’era un sole caldo temperato da una brezza che profumava di prati appena sfalciati e ibischi in fiore. Tania Terrin avrebbe potuto dormire un po’ di più visto che era sabato, poi due telefonate con le amiche, una gita al mare per celebrare questa coda d’estate, una giornata tra confidenze e risate da chiudere con un aperitivo, tra sguardi complici e l’abbraccio dell’amicizia.

Non era il giorno per un funerale, ma così ha voluto il cortocircuito tra vita e morte che due settimane fa ha infranto il futuro di Tania. Tania uccisa a 39 anni dall’ex fidanzato, strangolata nel suo appartamento in quella che era l’ennesima aggressione. Ieri il sagrato della chiesa di Camponogara ha iniziato un’ora prima del funerale ad accogliere amici, conoscenti e chi Tania non l’aveva mai conosciuta. Si percepivano composti e discreti i preparativi come nelle grandi occasioni in cui tutto deve essere perfetto. Carabinieri, polizia locale, volontari di varie associazioni silenziosi e impegnati ciascuno a garantire che tutto fosse pronto per la cerimonia.

L'arrivo alla chiesa di Camponogara
L'arrivo alla chiesa di Camponogara

Intorno volti scuri: ragazzi, madri e figlie, coppie, anziani che si scambiavano abbracci e baci, tra chi condivideva un ricordo e chi malediva la tragedia. In chiesa sono entrati il presidente del Veneto Alberto Stefani, il prefetto di Venezia, i sindaci. L’arrivo del carro funebre ha fermato il respiro, il volto di mamma Marinella sfigurato dal dolore ha spezzato i cuori. Nemmeno le larghe spalle del fratello Massimo a cui la donna si aggrappava nel pianto sembravano sufficienti a sostenerla.

«Negli occhi color del mare di Tania dobbiamo vedere la profondità della misericordia per trovare la pace, superare l’angoscia e rinascere», l’auspicio con cui don Alberto Peron ha esordito. Il vangelo di Giovanni raccontava l’episodio della donna adultera che i farisei hanno portato di fronte a Gesù affinché la condannasse. Sarebbe stata lapidata. «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra» ha detto Gesù dopo un lungo silenzio. Così i farisei se ne sono andati. «Questo è il tempo del nostro silenzio», ha commentato don Alberto, «per raccogliere i pensieri allegri e quelli tristi, quelli dolci e quelli amari.Gli amici veri, pochi, sanno ascoltare in silenzio, sanno aspettare e capire. È un silenzio che sa parlare, senza spiegare e consolare, sa so solo esserci. Davanti alla complessità non riusciamo a riflettere, sentiamo il bisogno di schierarci. Come Gesù» ha esortato il sacerdote, «non condanniamo e non assolviamo, ma consegniamo al futuro, diamo fiducia per la rinascita, perché la legge di Dio è che ogni suo figlio viva».


Un momento del funerale (foto Pòrcile)
Un momento del funerale (foto Pòrcile)
«Hai avuto il coraggio di chiedere il nostro aiuto e abbiamo capito che c’era qualcosa di grave, si vedeva nei tuoi occhi pieni di paura: resta il rimorso per non aver saputo alleviare le tue sofferenze e non averti saputo proteggere. Speriamo che la tua storia possa aiutare altre donne», il messaggio letto dai vicini di casa che Tania aveva messo in gaurdia nel caso avessero visto il suo ex nel condominio. «Dentro queste mura tutti devono sapere che ci sarà sempre spazio e tempo per essere accolti e ascoltati», le parole di Alvise dei giovani della parrocchia.

 
Alberto Stefani fuori dalla chiesa di Camponogara (foto Pòrcile)
Alberto Stefani fuori dalla chiesa di Camponogara (foto Pòrcile)

Poi il saluto dei cugini di Tania, i ricordi del pranzo di Natale, di quando a fine lavoro passava a salutare la nonna, la rabbia per sua vita spezzata brutalmente, per i progetti e i sogni infranti.

Mentre un applauso salutava il feretro bianco e mamma Marinella si abbandonava a un abbraccio dopo l’altro, una nuvola, una sola in tutto il cielo, è passata per pochi secondi davanti al sole. Il vento l’ha portata via e con sé ha portato anche Tania. In riva al mare, là dove avrebbe dovuto essere in questo giorno che non era per un funerale.

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia