Plastica, raccolta a rischio stop: riciclata è più cara della nuova
La differenziata in bilico a causa della quantità di materiale nei depositi. L’assessora Venturini: «Ricadute sulla la filiera, il governo convochi un tavolo»

Ci hanno ripetutamente spiegato i benefici per l’ambiente legati alla raccolta differenziata della plastica e al suo riciclaggio. I veneti hanno prontamente recepito, diligentemente separato e rapidamente portato la regione a brillare per virtuosismo, con una media di circa 32 chili annui recuperati per abitante.
Oggi però il territorio rischia di essere travolto da un muro di plastica; materiale che giace nei depositi e che nessuno vuole più.
L’allarme è partito dal Veneziano con Veritas e con la controllata Eco+Eco di Fusina, incaricata del ritiro degli imballaggi da cedere poi alle aziende di lavorazione in base ad aste gestite da Corepla, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in plastica.
Ebbene, l’azienda indicata da tale ente per il ritiro del materiale ha comunicato la sospensione delle consegne a causa del fermo dell’impianto. Uno stop che aggrava la crisi del settore dovuta al fatto che la plastica vergine cinese e quella riciclata di alcuni Paesi mediorientali hanno prezzi inferiori rispetto alla riciclata nostrana.
Il risultato? Le industrie si riforniscono altrove e la nostra plastica resta nei depositi. Veritas si trova così con grandi cumuli: 900 tonnellate a settimana in eccesso con 1.400 metri cubi di spazio via-via da recuperare per stoccarli.
Il problema rischia di diventare emergenza tanto che la Regione, con l’assessora all’Ambiente Elisa Venturini, si è attivata chiedendo ieri al Governo un incontro con gli operatori per trovare soluzioni nell’immediato (svuotare i depositi) e nel lungo termine (superare la crisi del settore).
La Regione e il Governo
«La crisi del mercato della plastica riciclata rischia di mettere in difficoltà l’intera filiera del recupero dei rifiuti», ha rilevato Venturini in una nota, «Il problema nasce dal fatto che oggi sul mercato sono disponibili grandi quantitativi di plastica vergine, proveniente da Paesi extra Ue, a prezzi inferiori rispetto alla plastica riciclata. Di conseguenza molte aziende acquistano il materiale meno costoso, con l’effetto che la domanda di plastica riciclata si è fortemente ridotta. Questo sta producendo effetti concreti su tutta la filiera. Le aste organizzate da Corepla vanno sempre più frequentemente deserte e il materiale recuperato rimane nei centri di raccolta e di selezione. Anche in Veneto alcuni gestori stanno registrando difficoltà crecenti nel reperire nuovi spazi dove stoccare la plastica in attesa che venga ritirata. È una situazione che richiede attenzione anche sotto il profilo della sicurezza: l’accumulo di grandi quantitativi di plastica richiede accorgimenti per la prevenzione del rischio di incendi».
L’emergenza
Di situazione grave parla il direttore generale di Veritas Andrea Razzini: «La questione che riguarda un po’tutta l’Italia, ma che in Veneto si vede prima, è molto grave perché rischia di vanificare l’impegno delle persone che fanno bene la differenziata e gli sforzi dei gestori, come Veritas, per dividere e riutilizzare sempre più plastiche e, di conseguenza, ridurre la quantità di rifiuto secco residuo e l’utilizzo della discarica, che già nel nostro territorio è ridotto al minimo, con una percentuale inferiore al 5%. Abbiamo chiesto ad Arpav di aprire un tavolo di confronto allo scopo di trovare una soluzione a un problema che rischia di interrompere la filiera del riciclo della plastica».
Intanto Contarina, che cura la raccolta porta a porta in 49 Comuni del Trevigiano tra cui quello del capoluogo, con una media di 22-23 mila tonnellate annue, ha subito espresso disponibilità a offrire un contributo per una soluzione del problema.
«Noi conferiamo ad Eco+Eco per cui siano interessati indirettamente, ma il riverbero riguarderà anche noi», spiega il vicedirettore Andrea Favalessa, «Il problema ancora non si è manifestato, ma siamo stati allertati e siamo pronti a dare il nostro contributo. Abbiamo una filiera moderna e snella, che necessita di un panel che non rifiuti il conferimento».
Etra serve invece 66 Comuni tra Padova e Vicenza per un totale di 38. 821 tonnellate di plastica raccolte nel 2025. «I numeri del 2025 confermano lo straordinario impegno dei nostri utenti», dice Flavio Frasson, presidente di Etra, «e l’efficienza della macchina logistica della nostra multiutility. Non possiamo tuttavia nascondere che il settore stia vivendo un paradosso: l’offerta di plastica riciclata di alta qualità cresce, ma il mercato globale al momento premia la plastica vergine da fonti fossili, economicamente più competitiva. Si tratta di una dinamica che mette sotto pressione l’intera filiera del riciclo in Europa e in Veneto. Al momento, pur a fronte di una situazione che sappiamo potrebbe mutare, sul nostro territorio siamo in grado di gestire i rifiuti senza particolari criticità o di blocco dei ritiri. I nostri flussi e i nostri impianti stanno assorbendo i volumi regolarmente. Tuttavia restiamo vigili e monitoriamo la situazione giorno per giorno lavorando con tutti gli impianti coinvolti e restiamo a disposizione delle istituzioni regionali per anticipare e governare qualsiasi eventuale mutamento del contesto».
A Padova, AcegasAps non ha registrato criticità, ma il problema – sottolineano in azienda – è ben noto.
Le soluzioni
Duplice dunque il canale su cui intervenire. Nell’immediato vanno trovati nuovi spazi dove portare la plastica raccolta: «Dobbiamo garantire la continuità del sistema, individuando nuovi spazi di stoccaggio e valutando, solo come estrema soluzione e per quantitativi limitati, il recupero energetico del materiale che oggi non trova sbocchi sul mercato. È una misura emergenziale, necessaria per evitare che l’intera filiera si blocchi», afferma l’assessora Venturini.
In sostanza la plastica in eccesso non verrà riciclata ma finirà nel termovalorizzatore. Parallelamente, prosegue, serve una risposta strutturale: «Abbiamo chiesto al Governo di affrontare questa criticità insieme alle Regioni e agli operatori del settore, perché il mercato delle materie plastiche riciclate va sostenuto. Non possiamo permettere che una crisi di mercato comprometta il lavoro fatto in questi anni da cittadini, imprese e amministrazioni nella raccolta differenziata e nel recupero dei materiali».
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