Comuni veneti, la stangata dello Stato: nel 2026 spariscono altri otto milioni

Anci Veneto denuncia il peso dei contributi imposti dallo Stato: a rischio risorse per servizi essenziali e investimenti, mentre aumentano i costi del personale

Sabrina Tomè
Da Venezia a Treviso, nuovi tagli ai Comuni: nel 2026 mancheranno 8,6 milioni
Da Venezia a Treviso, nuovi tagli ai Comuni: nel 2026 mancheranno 8,6 milioni

In appena cinque anni il Veneto ha perso più di 300 milioni per effetto dei minori trasferimenti da parte dello Stato relativi alla spesa corrente. Ma non basta: le difficoltà di cassa degli enti locali sono legate anche ai “contributi alla finanza pubblica”, vale a dire le quote di risparmio imposte da Roma per contribuire al risanamento dei conti pubblici.

Ebbene nel 2026, ha calcolato Anci Veneto facendo riferimento ai soli Comuni capoluogo, la riduzione di risorse correnti è di 8.628.704 euro, seppur in parte come accantonamenti destinabili l’anno successivo a investimenti. In altre parole una quota di quelle somme potrebbe essere recuperata, ma nel frattempo non è spendibile per pagare le bollette o le rette delle Case di riposo, o per assumere nuovi vigili urbani giusto per fare alcuni esempi.

Il contributo a carico dei Comuni è stato definito in base due più recenti leggi di Bilancio. Spiega il direttore Anci Carlo Rapicavoli che ha analizzato tutte le voci: «I tagli previsti dalla legge di Bilancio 2024 sono riduzioni alla spesa corrente come contributo alla finanza pubblica per il periodo 2024-2027.

A questi tagli la legge di bilancio 2025 ha aggiunto, per il periodo 2025-2029, un ulteriore contenimento della spesa corrente, stavolta con obbligo di accantonamento per ogni anno e possibile riutilizzo della somma in questione l’anno successivo, per investimenti e non per spesa corrente, a condizione del rispetto degli equilibri di bilancio attestati dal rendiconto».

Leggi di Bilancio

Volendo considerare il peso dei contributi per i Comuni capoluogo e con riferimento alla sola legge di Bilancio 2024, così come riportato nella infografica sopra, emerge come il biennio appena trascorso sia stato di forte sofferenza, con una lieve riduzione della pressione in quello 2026-2027.

Ma nessun respiro di sollievo perché a queste cifre vanno poi aggiunte quelle della Finanziaria 2025, con il risultato che i fondi che dovranno essere “immobilizzati” dagli enti locali cresceranno in modo significativo. Un esempio dei riparti: il contributo per Treviso era di 243.025 euro nel 2025, destinato ad aumentare negli anni successivi per arrivare a 822.546 nel 2029. Padova passa da 720 mila euro a oltre 2,4 milioni; Venezia da 1,9 milioni a 6 milioni; Belluno da 89 mila euro a oltre 300 mila euro.

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«A comprimere ulteriormente gli spazi finanziari a disposizione dei Comuni concorrono gli accantonamenti obbligatori e i tagli derivanti dalle precedenti manovre di finanza pubblica, che agiranno fino al 2029 per oltre 2 miliardi di euro a livello nazionale», sottolinea Rapicavoli. E, come non bastasse, tra le varie voci di spesa da affrontare incombe anche quella per gli aumenti delle buste paga: «Occorre evidenziare che i rinnovi contrattuali 2025-27, di cui è prevista la sigla entro il 2026, richiederanno risorse aggiuntive stimabili in circa 750 milioni di euro, a fronte del quale gli stanziamenti che sono stati inseriti per la prima volta con la legge di bilancio 2026 appaiono del tutto insufficienti: si tratta di 50 milioni di euro per il 2027 e di 100 milioni dal 2028», snocciola il direttore Anci.

Lo sviluppo del territorio

I numeri non lasciano a questo punto margini di dubbio: la crisi degli enti locali è un’emergenza reale. E se i piccoli Comuni a volte hanno come uniche entrate gli oneri di urbanizzazione, i più grandi non vivono certo nel lusso. E non solo per la spesa corrente, avverte Anci.

«Critici risultano gli scenari riguardanti gli investimenti pubblici locali, per una decontribuzione statale che mal si concilia con la comune consapevolezza degli effetti positivi che gli investimenti comunali generano anche sulle prospettive generali di crescita economica», rileva Rapicavoli, «I Comuni hanno dimostrato una rilevante capacità di attivazione degli investimenti, a partire dal 2018 e poi con l’utilizzo delle ingenti risorse Pnrr. I livelli di spesa per investimenti hanno raggiunto valori molto elevati, contribuendo alla crescita economica e alla dotazione infrastrutturale del territorio nazionale».

I temi, affrontati nell’assemblea regionale Anci appena tenutasi a Treviso, torneranno sul tavolo a fine novembre a Verona, quando ci sarà l’incontro nazionale di tutti i Comuni. Tutti nella stessa situazione.

 

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