Catturate le belve di GorgoSono due albanesi e un rumeno

Le tracce di sangue trovate nella casa ed estranee agli uccisi e probabilmente il tentato prelievo con il bancomat della donna sono tra gli elementi chiave che hanno permesso ai carabinieri di risalire ai tre presunti autori dell'omicidio di Guido Pelliciardi e Lucia Comin, avvenuto il 21 agosto nella dependance della villa di cui erano custodi al Gorgo al Monticano (Treviso). Sono al momento in stato di fermo un romeno, residente in Veneto, e due albanesi che dal centro-sud facevano delle trasferte verso il nord. Uno dei presunti assassini era uscito dal carcere beneficiando dell'indulto. Il quadro accusatorio a carico dei tre secondo il Procuratore generale Ennio Fortuna "si preannuncia piuttosto solido. I tre sono stati trovati e fermati - ha aggiunto Fortuna - sulla base di indizi ed elementi probatori molto consistenti".


A confermare l'ottimo lavoro dei carabinieri è il Procuratore di Treviso Antonio Fojadelli che ha riferito che nella disponibilità di uno dei fermati c'erano la borsetta di Lucia Comin e una spranga di ferro compatibile con le ferite trovate sui corpi dei coniugi Pelliciardi. La coppia - in quello che presto era stato definito un tentativo di rapina fallito tramutatosi in omicidio - è stata torturata in modo efferato, prima di essere giustiziata, probabilmente nel tentativo di ottenere le chiavi della villa di cui erano custodi ma che di fatto non avevano. Proprio per le modalità in cui avrebbero perpetrato il delitto, i tre - anche se al momento non sono chiare le singole responsabilità - sono accusati di duplice omicidio con le aggravanti dell'aver agito per futili motivi e con crudeltà.

Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha sottolineato che si è trattato di "un risultato molto importante, frutto della determinazione con cui le Forze dell'ordine e la magistratura hanno portato avanti un'indagine difficile. Questi criminali devono sapere che i loro delitti non restano impuniti".
Sul piano dei commenti politici a livello locale, il Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro ha sottolineato come il fermo dei tre "è un grande segnale che il territorio dà alla criminalità " contro "questa spirale di violenza che si è abbattuta non solo nella Marca, ma in tutta Italia" e che, "deve essere combattuta con forza, senza nessuna concessione". Il vicepresidente del Veneto, Luca Zaia, ha indicato che il ripristino della pena di morte non sarebbe in questo caso fuori luogo "ma, dal momento che nel nostro Paese non è, per ora, contemplata, quantomeno si buttino in galera queste bestie, si gettino via le chiavi e si riservi loro lo stesso trattamento di cui godrebbero nelle galere dei rispettivi paesi di provenienza".

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