I “casolini” veneti fanno rete: «Distinguerci per non estinguerci»

Parte da Treviso il circuito delle piccole botteghe venete.  Già ottenuto il riconoscimento di Slow Food: «Vogliamo estenderci a tutta la regione». Zanchetta (Fida Confcommercio): «Fare la spesa da noi è differente. Accorciamo le distanze con i produttori e restituiamo qualità»

Nicola Brillo
La bottega di un "casolino" (foto d'archivio)
La bottega di un "casolino" (foto d'archivio)

Fare rete per sopravvivere. I “casolini” del Veneto puntano a una maggiore collaborazione per farsi conoscere e attrarre giovani nelle loro attività. Obiettivo: non far scomparire la tradizione centenaria delle piccole botteghe di paese, schiacciate dalla grande distribuzione.
La partita non è ancora persa definitivamente.

Ne è convinto il trevigiano Riccardo Zanchetta, presidente dei dettaglianti alimentari Fida-Confcommercio Veneto, che si sta facendo promotore di una rete per “non estinguersi e tenere animati i paesi, le città, i quartieri, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione”. Il motto è chiaro: “Distinguersi per non estinguersi”.

Sono 2.000 i “casolini” attualmente attivi in Veneto, che dopo una forte flessione negli ultimi 20 anni, stanno tirando su la testa.
Nei giorni scorsi a Roncade è stata organizzata la prima “fiera della filiera corta”, per mettere insieme il circuito delle quattro sottocategorie del piccolo commercio (alimentaristi, ortofrutta, panificatori, macellai) con la ristorazione locale, in modo da promuovere cibo sano, tracciato e tracciabile. L’iniziativa è stata realizzata con la collaborazione del Gruppo Panificatori e di Fipe presso la cantina “Anno Domini”. Qui sono state poste le basi per costruire un brand locale, che Slow Food ha accolto, riconoscendo tutti i negozi aderenti come locali amici.
L’indagine

Nell’occasione Fida ha presentato un’indagine, realizzata da Format Research, che conferma come nel Veneto e in provincia di Treviso, la spesa sia frammentata (acquisti più frequenti) e oltre il 95% dei consumatori valuti il rapporto qualità-prezzo, e oltre il 91% sia attento alla qualità degli ingredienti. Il gusto è il principale driver delle scelte alimentari (59%), seguito da salute e benessere (51%).

Il 59% ritiene che ci sia un nesso diretto tra alimentazione e salute, con i giovani under 35 che esprimono più frequentemente l’idea che l’attenzione alla salute possa penalizzare il piacere di mangiare (55%). Mentre nel 33% degli adulti appare più consolidata la possibilità di conciliare attenzione alla salute e piacere di mangiare. Quanto alle preoccupazioni sui cibi, i giovani under 35 sono più sensibili al tema delle microplastiche, mentre gli over 35 mostrano una maggiore attenzione verso antibiotici ed ormoni negli alimenti.

Fida associa circa 460 botteghe nell’intero territorio, con l’obiettivo di sostenere la rete di prossimità e di motivare all’apertura e al passaggio generazionale. «La situazione è serissima, ma non compromessa definitivamente – spiega Zanchetta – per primi dobbiamo essere noi a crederci: ogni bottega non è un’isola, dobbiamo diventare un arcipelago. Noi alimentaristi e rappresentanti del commercio di prossimità, vendiamo prodotti di cui conosciamo l’origine e la storia, pane fresco ed artigianale e non surgelato, prodotti di coltivazioni e stalle locali. Fare la spesa da noi è differente. Accorciamo le distanze con i produttori e restituiamo qualità, servizio e fiducia, riduciamo gli sprechi perché nei nostri negozi si compra quello che serve realmente».

L’iniziativa punta a dare visibilità alle botteghe di quartiere, spesso “invisibili” per chi non vive il paese o quartiere. «Iniziamo un percorso da portare avanti nel prossimo anno – conclude Zanchetta, presidente anche di Fida Treviso – aggregando nuove realtà nella rete e facendo conoscenza tra noi. Le botteghe storiche continuano a chiudere nei nostri centri, noi non ci arrendiamo e vogliamo invertire la rotta».

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia