Case della Comunità, trovata l’intesa con i medici sui compensi
Confermati i 60 euro decisi dalla Regione, ma vanno raggiunti alcuni obiettivi. I medici dovranno garantire che nell’orario diurno una parte di tempo venga dedicata ai pazienti che non hanno il dottore di riferimento

Medici di medicina generale nelle Case di Comunità, aggirato l’ostacolo della retribuzione. Che lo Stato ha fissato in 38 euro lordi, mentre l’intesa raggiunta a giugno in Regione indica un importo di 60 euro.
Confermato, nell’incontro tra le parti giovedì 23 luglio a Palazzo Balbi, il compenso più alto, che sarà però legato al raggiungimento di alcuni obiettivi regionali. Una soluzione di mediazione che permette di salvaguardare il “modello veneto” di organizzazione delle Case di Comunità.
Il nodo
Modello che orgogliosamente era stato sbandierato all’uscita dell’incontro del 15 giugno scorso, quando medici e Regione avevano raggiunto un’intesa sulle condizioni di lavoro dentro i nuovi ambulatori; accordo decisivo per il reperimento del personale. A farlo traballare era stata la successiva divergenza di compensi tra il livello nazionale e quello territoriale, differenza tale da sollevare dubbi interpretativi al tavolo delle trattative sull’accordo integrativo.
Fimmg, la sigla sindacale più rappresentativa del comparto, aveva inviato l’8 luglio una preoccupata nota al presidente della Regione Alberto Stefani e all’assessore alla Sanità Gino Gerosa, chiedendo un chiarimento. In particolare i medici contestavano una lettura secondo la quale il compenso di 60 euro veniva riconosciuto esclusivamente per le ore aggiuntive rispetto all’attività ordinaria del medico, e non per tutte le ore dedicate allo svolgimento delle specifiche funzioni previste dall’accordo.
«Una lettura che non era mai stata prospettata nel corso del confronto che poi ha portato all’accordo integrativo regionale del Veneto e che appare in evidente contrasto con il percorso negoziale condiviso fino ad oggi», avevano lamentato i camici bianchi. Sono seguiti altri due vertici, l’ultimo dei quali ieri pomeriggio alla presenza del direttore della Sanità veneta Giancarlo Ruscitti e di tutte le sigle sindacali (oltre a Fimmg, anche Snami, Smi, Fmt).
L’accordo
«Abbiamo discusso positivamente in un clima collaborativo», la sintesi di Ruscitti. Al tavolo di giovedì, dunque, le “regole di ingaggio” per i medici, dai massimalisti (per i quali il lavoro nelle Case di Comunità è su base volontaria) a quelli con contratto post gennaio 2025 (che prevede un pacchetto di ore obbligatorio).
La differenza tra i 38 e i 60 euro è stata colmata con l’inserimento degli obiettivi regionali che dovranno essere raggiunti. Si tratta di target integrativi di diversa natura tra cui la partecipazione dei medici alle campagne vaccinali, alla cura della cronicità degli anziani, alle dimissioni protette. E ancora: i medici dovranno garantire che, nell’ambito degli orari diurni, una parte di tempo venga dedicata ai pazienti che non hanno il medico di riferimento.
Dall’incontro è uscito un documento che verrà ora inviato alle singole aziende sanitarie; le Usl, fatta salva la cornice, definiranno il quadro in base alle specifiche esigenze territoriali. Soddisfatta Fimmg: «L’incontro si inserisce nel percorso che ha visto anche il raddoppio delle borse per i medici di medicina generale e che vede il rilancio della medicina generale in Veneto», il commento del segretario regionale Enrico Peterle.
Gli altri comparti
Ma quello dei medici di medicina generale è solo un capitolo del decreto ministeriale 77 che riorganizza e ridisegna l’intera sanità territoriale. «Entro il 31 dicembre dovranno essere definiti il regolamento delle Aft, l’attività negli hospice, negli ospedali di comunità, nelle case di riposo», sottolinea Ruscitti. Questo significa che nei prossimi mesi si succederanno in Regione una serie di incontri con tutti gli altri comparti sociosanitari.
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