La grande siccità del Brenta: il fiume si ritira di due metri e diventa un prato
Barche arenate sulla sabbia, lembi di terra diventati isolotti con vegetazione altissima, basi di vecchi trampolini riemerse: a Grantorto l’immagine della crisi climatica in Veneto

Le folaghe non nuotano più, camminano. A Grantorto il Brenta si è ritirato di quasi due metri e sul pelo dell’acqua, ormai coperto da un tappeto di alghe verdi, gli animali si spostano come su un prato, le zampe che affondano appena nella melma secca invece che nella corrente.
È l’immagine che racconta meglio di ogni numero e forse più del termometro la siccità di questa estate: barche arenate sulla sabbia, lembi di terra diventati isolotti con vegetazione altissima, basi di vecchi trampolini riemerse dopo anni e massi usati come guadi di fortuna per attraversare quello che fino a poco tempo fa era un fiume vero, con la sua corrente, la sua portata e le sue piene stagionali.
Passeggiare sulle alghe
«Questa esperienza spiega tutto: le folaghe camminano in cima all’erba invece che scivolare sull’acqua», osserva Mauro Marcon, frequentatore quotidiano del Brenta, consigliere comunale con delega alla cultura dello stesso Comune.

Ogni giorno viene a passeggiare lungo la pista ciclopedonale che collega il ponte di Fontaniva a quello di Carturo. In mezzo c’è Grantorto, il paese della grande torsione del Brenta. I pennuti che camminano non sono un’illusione ottica: le alghe, favorite dalle temperature altissime e dal flusso ridotto al minimo, hanno formato una crosta compatta che regge tranquillamente il peso dei pennuti.
«In autunno di solito in questo tratto si chiude addirittura la strada, perché il Brenta sale, ma temo non succederà quest’anno», osserva Marcon, che poi indica un attraversamento: «Sono bastati pochi massi – con l’acqua così bassa – per realizzare una sorta di diga su cui è possibile guadare il fiume senza bagnarsi».
Un fiume che si ritira
Il Brenta si ritira, quasi scompare, diventa un rigagnolo. Camminando lungo l’argine, Marcon indica il punto in cui l’acqua correva fino a pochi mesi fa. E oggi è solo un letto sabbioso. Il calo stimato supera i due metri rispetto ai livelli abituali di fine estate.
Un fiume fatto di secche, banchi di sabbia e pozze isolate che non comunicano più tra loro. Il ritiro dell’acqua ha restituito pezzi di storia sommersa da anni. Marcon si ferma alla base di un vecchio trampolino da tuffo: «I ragazzi si erano fatti questa struttura, si divertivano un sacco, si vede pure una corda da cui si lanciavano, ma adesso mi sa che andrebbero a cadere sul fango. Il trampolino era una tavola appoggiata su un pezzo di impalcatura da cantiere. Un tempo questo manufatto in ferro era quasi interamente coperto dall’acqua, ora invece lo si vede tutto, qua si nota come il livello sia sceso di un paio di metri».
Un tempo si sentivano le urla di gioia e divertimento da park acquatico improvvisato, ora pozze immobili e torbide, una situazione distopica e desolante, malinconica e inquietante.
La barca scomparsa
A ridosso del Brenta c’è l’invaso della cava ex Finesso, oggi acquisito dal Consorzio di bonifica Brenta: «Qui è sbucata una barca, di cui si vedeva solo la corda alla quale era attaccata. Forse era affondata anni e anni fa, danneggiata dal maltempo, e se ne stava sotto e nessuno la vedeva. Adesso è per metà fuori dall’acqua, tutta già incrostata e secca».

Dall’altra parte – sul fiume – i lembi di terra emersi al centro dell’alveo si sono trasformati in piccoli isolotti, colonizzati in poche settimane da una vegetazione altissima che prima non aveva mai avuto modo di crescere: «Ovviamente questi isolotti – con un flusso normale – a malapena li vedevamo. Adesso invece occupano gran parte dell’alveo del Brenta». Intorno, sempre più scarsa, corre l’acqua.
La memoria di chi conosce
Marcon, che il Brenta lo percorre da una vita intera, non nasconde la preoccupazione. Passo dopo passo si notano ancora i segni del progresso “scorsoio”: le cave, la speculazione, uno sfruttamento dissennato. Ora c’è la siccità.
E per molti che vivono il fiume e ne hanno fatto un pezzo della propria autobiografia, la siccità non è solo un dato tecnico letto sui bollettini ma un cambiamento visibile a occhio nudo, giorno dopo giorno: pozze stagnanti al posto della corrente, sabbia dove prima c’era acqua, vegetazione dove c’era il letto vivo del fiume: «Qua si cammina all’asciutto per decine di metri, tra ciottoli e sabbia che un tempo nessuno aveva mai visto in superficie».
E quindi il quadro che emerge dalla camminata lungo l’argine è quello di un fiume sotto stress, in un’estate segnata da temperature ben sopra la media stagionale e piogge scarsissime da settimane. «Assistiamo un mutamento epocale e neanche tanto graduale», la conclusione amara.
Il calo di due metri del Brenta a Grantorto, le alghe che sostengono il peso delle folaghe, i trampolini riemersi dopo decenni di sommersione, barche affondate nel secolo scorso e che tornano s sbucare: sono tutti segnali dello stesso fenomeno, quello della crisi climatica.
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