Blocco di pietra sui turisti, un ferito
Una lastra è precipitata da uno dei finestroni della sala del Maggior Consiglio: sotto trenta persone in attesa di entrare nel complesso

VENEZIA. Dopo il diluvio, a Venezia piovono macigni. E non da un abbandonato edificio fatiscente, ma dal più restaurato e fotografato della città: Palazzo Ducale, il museo più visitato d'Italia. Alle 14.10 di ieri un grande blocco di pietra d'Istria - un parallelepipedo di circa 50 centimetri per 30, pesante una cinquantina di chili - s'è staccato da uno dei finestroni della sala del Maggior Consiglio, piombando sul Molo, tra i passanti. Il Fato è stato benevolo: nessuno è rimasto colpito direttamente. Sarebbe stata la fine.
Dopo aver colpito il davanzale del finestrone, il blocco è rimbalzato con un maggior arco di caduta, piombando proprio davanti all'ingresso di Palazzo Ducale, dove una lunga coda di persone attendeva sotto il porticato il proprio turno d'ingresso al museo. Il macigno ha letteralmente sfiorato una bimba italiana di 7 anni, a passeggio con i genitori, cadendole davanti ai piedi.
La peggio l'ha avuta un turista tedesco, ultra settantenne: all'impatto con il suolo, infatti, il blocco s'è infranto, «sparando» tutt'attorno molte schegge, alcune potenti come proiettili. Una di queste ha colpito l'uomo allo stinco della gamba sinistra (e poi di striscio la destra), conficcandosi in parte nella carne e provocando una ferita profonda dalla quale ha iniziato a perdere molto sangue. A soccorrerlo per prima è stata una giovane veneziana, Giorgia Gallina, anche lei tra i miracolati dell'incidente: reagendo con prontezza allo scampato pericolo, ha chiamato subito il 113, dandosi da fare per legare stretta la gamba del ferito sotto il ginocchio con un sacchetto e bloccare così l'emorragia in attesa dell'arrivo del personale sanitario del Suem-118, giunto in Piazza in una decina di minuti. L'uomo - in evidente stato di shock - è stato poi curato al Civile.
In un battibaleno è scattato l'allarme: i vigili urbani hanno transennato l'area, i carabinieri del vicino Comando di San Zaccaria hanno preso in mano i rilevi per l'indagine, mentre i vigili del fuoco studiavano il non facile da farsi, temendo un ulteriore cedimento dell'arcata. Sul posto si è precipitato anche il direttore dei Musei civici veneziani, Domenico Romanelli. La sua ipotesi è che «a cedere sia stato il perno in ferro che reggeva il blocco: la pioggia di questi giorni non ha certamente aiutato». Eppure, l'intero palazzo Ducale è stato sottoposto a sei anni di minuziosi restauri - costati 2 milioni di euro - che si sono conclusi alla fine 2003. «Sì, allora sono state controllate e restaurate anche le parti metalliche, i perni, le grate», conferma Romanelli, «anche quest'arco era stato stuccato, restaurato, ma qualche anno in più di pioggia e sbalzi termici, su una parte interna irraggiungibile, possono essere determinanti».
Il piccolo perno nascosto trasformato in polvere dalla ruggine era stato censito con gli ultrasuoni in occasione della campagna di resauro, ma questo genere di monitoraggio - spiegano ora in Comune - permette di verificare la presenza della struttura metallica, ma non di valutarne appieno lo stato di salute: servirebbero tecnologie più costose.
In un primo momento, i vigili del fuoco avevano suggerito di chiudere tutta l'ala del Palazzo, in attesa di tirar su un castelletto d'impalcature per verificare dall'esterno ogni singolo elemento. I tecnici del museo hanno invece suggerito di ispezionare l'arcata dall'interno ed è stata così allestita una piccola impalcatura nella Sala del Maggior Consiglio, mentre il Ducale ha continuato ad accogliere una folla di visitatori. Dopo aver posizionato un cuneo di sostegno, gli architetti della soprintendenza e del Ducale hanno accertato che non ci sono al momento altri rischi di cedimento e che la grande arcata non ha problemi di tenuta.
Naturalmente, ampia parte del Molo resterà interdetta al passaggio, in attesa dei restauri.
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