«Barocco, l’essenza della libertà Vivaldi? Il nostro ambasciatore»

Nel dialogo con Giovanni Allevi  e il giovane cantautore Rubino il direttore d’orchestra esalta il valore dell’entusiasmo  nell’esecuzione dei brani classici

padova

«La musica è un grande biglietto da visita per l’Italia nel mondo, per molti anche più del calcio. E gli ambasciatori italiani mi chiamano “collega”». L’Italia e la musica viste da Claudio Scimone, recentemente scomparso: parole pronunciate dal direttore d’orchestra padovano nella sua ultima intervista, rilasciata lo scorso luglio al programma di Rai5 «Nessun Dorma» in occasione dei sessant’anni trascorsi al timone dei Solisti Veneti, coincisi con il rilancio a livello internazionale - oltre seimila concerti in tutti i continenti, innumerevoli esibizioni, 350 incisioni - del repertorio barocco italiano.

LA SEMPLICITÀ SUL PODIO

Nella puntata, riproposta ieri sera e condotta da Massimo Bernardini, Scimone incontra un altro protagonista della scena musicale italiana, Giovanni Allevi, dialoga con il giovane cantautore Renzo Rubino e svela quello che per lui è il «segreto» dell’esecuzione musicale: «Non esiste musica complicata che non si possa rendere semplice con l’esecuzione, per gli esecutori è l’entusiasmo che conta».

CON OLMI AGLI SCROVEGNI

E non manca una dichiarazione d’amore del maestro per il compositore che più aveva contribuito a far conoscere in tutto il mondo: «Antonio Vivaldi», dice «è l’essenza della libertà». Il programma - in cui Scimone e gli altri ospiti si confrontano con gli allievi del Conservatorio di Torino, dell’Anbima, gli studenti del Dams e della Scuola Holden - è arricchito da immagini della Teche Rai, tra le quali un brano da «Le ultime sette parole di Cristo sulla croce» di Haydn dalla Cappella degli Scrovegni a Padova, eseguito dai Solisti con la regia di Ermanno Olmi. —

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