Lotta alla criminalità in Veneto: Stefani istituisce una struttura Antimafia in Regione

Il presidente della Regione: «Da grandi personaggi come Falcone e Borsellino abbiamo imparato che le mafie sono fenomeni umani quindi destinate ad avere una fine, ma anche che ognuno ha il dovere di fare la propria parte. E noi vogliamo fare la nostra»

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani

Il presidente Alberto Stefani ha creato una speciale Unità organizzativa in Regione per l’Antimafia. «L’obiettivo – annuncia il governatore – è potenziare sempre di più il ruolo della Regione del Veneto nella difesa e nella promozione della legalità».

«In questo modo - spiega Stefani - vogliamo contrastare le infiltrazioni di carattere mafioso nella nostra terra, sostenendo gli enti locali e le organizzazioni del terzo settore con uno strumento omogeneo ed efficace nei percorsi per l'accesso al riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata e nella gestione. Da grandi personaggi come Falcone e Borsellino abbiamo imparato che le mafie sono fenomeni umani quindi destinate ad avere una fine, ma anche che ognuno ha il dovere di fare la propria parte. E noi vogliamo fare la nostra».

Stefani, che alla fine dello scorso maggio ha assunto personalmente una specifica delega "antimafia" in seno alla giunta, sottolinea: «Le organizzazioni mafiose sono un danno per la comunità che ha diritto ad una forma di restituzione sociale di quanto viene privata. È fondamentale, quindi, mantenere alta la vigilanza, punire i colpevoli ma anche mettere sul tavolo azioni che facciano sentire i cittadini parte attiva in questa battaglia».

Sempre sul fronte dell’ordine pubblico, Stefani ha anche espresso un pubblico ringraziamento ai Carabinieri della Compagnia di San Donà di Piave per l’operazione che ha portato all’arresto del piromane ritenuto responsabile degli incendi appiccati nel territorio di Ceggia, arrivando a danneggiare circa 17 mila metri quadrati di vegetazione.

«È un risultato importante, che dimostra ancora una volta quanto siano fondamentali il presidio del territorio, la collaborazione tra le forze dell’ordine e la tempestività degli interventi», ha aggiunto Stefani.

«Si tratta di un fatto particolarmente grave perché avvenuto in un periodo nel quale il nostro territorio è sottoposto a condizioni di particolare vulnerabilità. Il caldo intenso e la siccità rendono la vegetazione e le aree incolte esposte al rischio di propagazione delle fiamme. In questo contesto, appiccare volontariamente un incendio significa mettere a rischio non soltanto l’ambiente e il patrimonio, ma anche la sicurezza delle persone, delle attività economiche e delle comunità».

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