Il carcere e le proteste, morto uno dei primi obiettori di coscienza italiano: ecco chi era

È morto a 78 anni Alberto Trevisan, storico attivista padovano e tra i primi obiettori di coscienza in Italia. Il suo rifiuto del servizio militare nel 1970 portò alla legge sull’obiezione del 1972

Luca Perin
Alberto Trevisan
Alberto Trevisan

Una vita dedicata alle cause della pace e della non violenza. È scomparso giovedì 13 marzo a causa di un improvviso infarto Alberto Trevisan, primo obiettore di coscienza in Italia e storico attivista per la non violenza padovano residente a Rubano.

Classe 1947, Trevisan negli anni '70 aveva scritto con le sue proteste - che gli causarono 20 mesi di reclusione in carcere - la storia dell'obiezione di coscienza italiana: nel 1970 il suo categorico rifiuto per motivi etici al servizio militare ha infatti portato nel 1972 alla prima legge sull'obiezione, aprendo una nuova stagione politica sul tema che culminerà nel 2005 con la cancellazione definitiva della leva militare obbligatoria.

Figlio culturale di Gandhi e di Martin Luther King e influenzato dal credo cattolico unito al pensiero anarchico, Trevisan negli anni '70 ha subito tre processi per il suo rifiuto al servizio militare, che al tempo contrastava con l'articolo 52 della Costituzione. Quindi per lui è arrivato il carcere vissuto tra Roma, Peschiera del Garda e Gaeta.

Ma poi la liberazione, le proteste di piazza e la nascita grazie al suo impegno civile di un movimento che ha coinvolto migliaia di giovani obiettori in tutta Italia. Nel 2012 aveva raccontato la sua storia nel libro autobiografico "Ho spezzato il mio fucile". «Se a Rubano c'è ancora oggi una bandiera della pace esposta fuori dal municipio è per merito suo» lo ricorda Sabrina Doni, ex sindaca di Rubano che a Trevisan era legata da una forte amicizia. «Per noi amministratori è sempre stato un esempio per la forza delle sue convinzioni. La pace per lui era una ragione di vita e su questo non ha mai arretrato di un solo passo: è stata una persona che ha lasciato un segno. Un uomo a cui Rubano, Padova e l'Italia devono essere riconoscenti: con la sua battaglia ha tracciato una strada che ancora oggi in tanti seguiamo».
Alberto Trevisan era anche cittadino onorario di Padova.

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