Blitz di Ultima Generazione alle Gallerie dell’Accademia di Venezia
Sei giovani si sono cosparsi le mani di colla e le hanno appiccate al muro sotto al quadro di Francesco Guardi «il bacino di San Marco con l’isola di San Giorgio e la Giudecca»

Hanno girovagato un po’ per le sale, come in un sabato pomeriggio qualunque. Poi sono arrivati davanti alla tela di Francesco Guardi, “Il bacino di San Marco con l’isola di San Giorgio e la Giudecca” e lì si sono fermati, per più di un’ora, con i palmi delle mani spennellati di colla e appiccicati al muro.
Il blitz dei sei ecoattivisti di Ultima Generazione ha creato scompiglio nelle Gallerie dell’Accademia, con il suo direttore, Giulio Manieri Elia, che ha promesso di denunciare i giovani per danneggiamento aggravato, visto che il muro sarà da ritinteggiare.
«Non contesto il messaggio o gli ideali che hanno, ma i metodi sono sbagliati» ha commentato fuori dalla sala in cui i ragazzi sedevano a gambe incrociate, impassibili nel non volersi alzare. «Se proprio volevano fare l’azione, avrebbero potuto evitare la colla, in modo da non danneggiare nulla» ha continuato, aggiungendo che a causa del sit-in la sala è rimasta chiusa alla visita per più di un’ora.
Questa non sarà la prima denuncia a carico degli attivisti da parte di Maniero Elia, la precedente risale al settembre del 2022, quando si erano incollati al vetro protettivo del quadro “La Tempesta”, del Giorgione. Uno dei ragazzi denunciati allora ha manifestato anche ieri pomeriggio e, nel caso in cui arrivasse la denuncia, potrebbe essere gravato anche da un foglio di via.
Tra i giovani attivisti di ieri, diversi volti noti agli agenti, tra cui la 17enne padovana, Federica, che ha interrotto le messe di Natale e Pasqua a Padova e che ha partecipato agli ultimi blitz in piazza San Marco - dove era stato lanciato un liquido marrone sulle colonne della Basilica - e a Rialto, dove gli attivisti di Extinction Rebellion avevano colorato il Canal Grande con la fluoresceina.
Riavvolgiamo il nastro, torniamo al quadro di Guardi, ai ragazzi con le mani incollate al muro e a una data sospesa su un filo sopra la tela che ritrae il bacino di San Marco, e le acque scura tra San Giorgio e la Giudecca: 2044. «Venezia entro quell’anno rischia di morire definitivamente, se non interveniamo» hanno spiegato i giovani, aggiungendo che il Mose non proteggerà la città fino a 60 cm di aumento del livello del mare, poi non si sa.
Nel momento in cui la guardasala ha fermato il gruppo, ne è nato un alterco. Da una parte l’invito ad andarsene, a lasciare la sala e a vergognarsi per quanto fatto, dall’altra una domanda: «Cosa stiamo facendo di male? Se non facciamo così non ci ascoltano, vogliamo poter vivere a Venezia e la città rischia di morire. Non stiamo rovinando niente. La crisi climatica tocca anche l’arte» hanno ribadito i ragazzi, ormai con la digos in sala.
«Vi preoccupate di preservare il passato, perché non vi occupate anche del futuro? Del nostro futuro?» hanno chiesto a gran voce, qualcuno con gli occhi lucidi promettendo che quella appena iniziata sarà una primavera di incontri e mobilitazioni in vista della grande manifestazione dell’11 maggio, a Roma, per far sì che la loro voce venga ascoltata, «nonostante la politica sia sorda».
A nulla è servito l’invito ad alzarsi e seguire gli agenti in Questura, solo in due l’hanno ascoltato. Gli altri, sono stati trascinati via di peso, usando anche una sedia a rotelle, alla volta della Questura, dove sono stati tutti identificati
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