«Chiedeva aiuto, non l’abbiamo capito»

di Giusy Andreoli
VIGONZA
«. Mi ha chiesto aiuto e non l’ho capito. Non sono stato pronto, non ho lasciato che si sfogasse con me». Si dispera Claudio Mazzaro, fratello e socio di Albino, ultima vittima della crisi economica. Ieri mattina è entrato negli uffici della G.M con gli occhi gonfi di pianto. Per la rabbia e la disperazione ha preso a pugni la porta dell’officina dove il fratello si è tolto la vita. «Mi diceva: Claudio, non ce la faccio più. Mi ha domandato aiuto e non l’ho capito fino in fondo» dice soffocando un singhiozzo. Fuori, nel cortile dell’azienda, la Mercedes di Albino Mazzaro è ancora ferma dove il suicida l’ha parcheggiata domenica pomeriggio prima di varcare per l’ultima volta la porta della ditta nella quale ha speso tutti i suoi anni. Si presume che l’imprenditore artigiano sia arrivato in via Régia a Busa di Vigonza nel pomeriggio. Forse ha voluto vedere la sua azienda prima di prendere la drastica decisione di farla finita. Si è impiccato nel capannone, a trovarlo è stato proprio il fratello Claudio verso le 20.30 di domenica. L’uomo, disperato, ha chiamato il capo officina Michele Favero, che è corso sul posto. Non c’era più nulla da fare, il medico legale ha fatto risalire la morte a circa quattro ore prima. Le indagini sono affidate ai carabinieri di Pionca di Vigonza, con il comandante Massimo Andreozzi.
Il fratello Renzo. «Poco credito, poco lavoro. Dipendenti che aspettano da qualche mese lo stipendio e quando un imprenditore si sente in colpa le conseguenze sono queste» dichiara il fratello Renzo «pur di trovare lavoro Albino faceva migliaia di chilometri. A volte si spendeva per non portare a casa niente. Per andare all’estero partiva con il traduttore alla domenica mattina presto per guadagnare tempo. Spagna, Belgio, andava dove c’era la possibilità di avere una commessa. Credo che nella sua vita» continua Renzo Mazzaro «non abbia mai passato un’ora al bar, ma questa è una valutazione mia. È la solita tragedia degli artigiani che in questo momento particolare si trovano in grosse difficoltà. Questa è un’aziendina che ai tempi d’oro, tra Vigonza e la filiale Vittorio Veneto, aveva una trentina di dipendenti». All’epoca la G.M. fabbricava profilati metallici per biciclette ed era visitata dai più grandi campioni del pedale. «Sfornava un telaio per bici al minuto, poi l’azienda si è riciclata passando nel 2001 alla componentistica metallica per mobili. Le cose sono andate bene fino al 2008, poi l’arrivo della crisi generale».
Il declino. La situazione è peggiorata dal 2008. «Mio fratello ha tentato di colmare. Si tira avanti e poi si fa un buco pazzesco» dice ancora Renzo Mazzaro «il meccanismo è semplice. Il problema nasce quando i crediti non rientrano e i debiti diventano insolvibili. E quando un imprenditore non riesce a mantenere l’impegno con i dipendenti diventa pazzo, ma questo i politici non lo capiscono. Lo dico con amarezza. Dei 10 dipendenti Albino Mazzaro era stato costretto a metterne 5 in cassa integrazione. Quelli che erano rimasti da alcuni mesi non prendevano lo stipendio. Una situazione che lo umiliava. Non si sa esattamente a quanto ammonta l’esposizione della GM, sicuramente una cifra a cinque zeri. E il fondo per gli imprenditori in crisi? «Mai sentito, nessuno ci ha mai informato» dice Renzo Mazzaro.
I dipendenti. «Eravamo in po’ in crisi e Albino diceva: se non andiamo avanti col lavoro la faccio finita» racconta fra le lacrime Michele Favero, il capofficina «Ma no Albino, gli rispondevo, lascia stare. Alla fine quello che ha promesso lo ha mantenuto. Non avrei mai pensato che lo avrebbe fatto per davvero. Ha lasciato un biglietto, “chiedo scusa a tutti”. Se almeno avesse detto: ragazzi non ce la faccio più, chiudo bottega. E adesso come faremo? Abbiamo tutti una famiglia, suo fratello pure. Non è colpa dei padroni ma di quei delinquenti che non ci danno i soldi». Tutto ciò che Albino Mazzaro guadagnava lo metteva in ditta. «Non ha mai fatto ferie, lavorava anche la domenica per tirare avanti» singhiozza l’impiegata. Anche Albino Mazzaro lascia una famiglia, la moglie Meri Rodella e la figlia Federica, studentessa di Giurisprudenza a Trento.
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