Blitz americano in Venezuela, catturato Maduro: timori per Trentini

Cresce la preoccupazione per Alberto Trentini e altri italiani detenuti in Venezuela dopo l’attacco Usa che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e della moglie. Usa: «Processeremo Maduro a New York» forse già questo lunedì

Elia Cavarzan
Nicolas Maduro nella foto pubblicata da Trump su Truth
Nicolas Maduro nella foto pubblicata da Trump su Truth

Cresce l’apprensione per Alberto Trentini e gli altri cittadini italiani detenuti in Venezuela (circa una dozzina), a seguito delle forti esplosioni e delle operazioni militari che questa mattina hanno colpito Caracas e altre aree del Paese sudamericano.

Secondo quanto riportato dalle autorità statunitensi, l’attacco ha avuto come obiettivo il presidente Nicolas Maduro, catturato insieme alla moglie, Cilia Flores, da una divisione della Delta Force, unità speciale della Marina americana.

L’operazione delle special forces americane sarebbe avvenuta nel cuore della notte mentre i due stavano dormendo nella loro residenza privata. «Volevano agire quattro giorni fa ma il cattivo tempo non lo ha permesso» ha spiegato Donald Trump nel corso di un'intervista a Fox news. «Ho guardato l'operazione in tempo reale da Mar-a-Lago, non ci sono state vittime americane».

Secondo le ultime informazioni, Maduro verrà condotto a New York scortato da una dall’Fbi e dalle forze speciali che l’hanno catturato.

Cosa è successo

Le esplosioni e le fiamme visibili in città hanno provocato blackout locali e diffuso timore tra la popolazione. Maduro, che guida il Venezuela dal 2013, era da mesi al centro di pressioni diplomatiche e minacce da parte del presidente statunitense Donald Trump, accusato dagli Stati Uniti e da alcune altre nazioni di aver manipolato le elezioni del 2024 per mantenere il potere.

A tal proposito, le autorità venezuelane avevano da sempre espressamente dichiarato che eventuali attacchi miravano a impossessarsi delle risorse minerarie e petrolifere del Paese, obiezione respinta dagli Stati Uniti.

L’azione militare di questa mattina è scattata poco prima delle 2 di notte ora locale, quando nella capitale sono state avvertite forti deflagrazioni. A Caracas il rombo degli aerei e le esplosioni hanno spinto molti residenti a uscire in strada e a riprendere con i loro telefoni le scene dei bombardamenti

Secondo diverse testimonianze, sarebbero stati colpiti obiettivi strategici come il palazzo presidenziale di Miraflores, la base di Fuerte Tiuna, il ministero della Difesa, l’aeroporto di La Carlota e il porto di La Guaira. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha riferito sui social che, oltre a strutture militari e logistiche, sarebbero stati interessati anche luoghi simbolici, tra cui il Parlamento e il Cuartel de la Montaña, che ospita il mausoleo di Hugo Chávez.

Sul piano internazionale non si sono fatte attendere le reazioni. Da Mosca, il vicepresidente del Consiglio della Federazione Konstantin Kosachev ha parlato di una «violazione del diritto internazionale», mentre dure critiche sono arrivate anche dall’Iran. In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto invece sapere di seguire l’evolversi degli eventi attraverso la rete diplomatica a Caracas, assicurando che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente aggiornata e che l’Unità di crisi della Farnesina è pienamente operativa.

«Ci occuperemo di Trentini e di tutti gli italiani»

«Seguiamo con grande attenzione tutto, soprattutto, ripeto, preoccupandoci delle condizioni dei nostri concittadini. Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Trentini, ma con lui ce ne sono un'altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo» ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

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Elia CavarzanElia Cavarzan
Roberto Enríquez

L’Unità di Crisi della Farnesina è attiva per fornire informazioni e supporto immediato. Per emergenze o segnalazioni, gli italiani presenti in Venezuela possono contattare il Consolato Generale al numero +58 4142101699 o l’Unità di Crisi a Roma al +39 06 36225, via mail unita.crisi@esteri.it.

In Venezuela vivono circa 160 mila italiani, molti dei quali con doppia cittadinanza, oltre a lavoratori e turisti presenti temporaneamente nel Paese. Tra loro anche una dozzina di detenuti.

L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha fatto sapere che in questo momento «non c'è proprio la possibilità materiale di organizzare dei voli per l’Italia. Lo spazio aereo è completamente chiuso. È mio dovere stare qui e aiutare i connazionali. È chiaro che siamo tutti in allerta, quindi è tutta la notte che non abbiamo dormito e non solo io, ma tutti i collaboratori, tutti i funzionari dell'ambasciata, tutti i funzionari dei consolati». 

Poi la raccomandazione: «Agli italiani in Venezuela dico di restare nelle rispettive abitazioni, non uscire e tenersi in contatto con ambasciata e consolati».

Il processo a Maduro in suolo americano

Nel corso del pomeriggio è arrivata la notiza relativa ad processo in suolo americano, a New York già il prossimo lunedì, contro Nicolas Maduro. 

«E’ stato accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, associazione a delinquere finalizzata all'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e associazione a delinquere finalizzata al possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti».

Lo scrive il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi in un post sul social X. «Presto affronteranno la furia della giustizia americana sul suolo americano - continua il post - nei tribunali americani. A nome dell'intero Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, vorrei ringraziare il Presidente Trump per aver avuto il coraggio di chiedere conto al popolo americano, e un enorme ringraziamento al nostro coraggioso esercito che ha condotto l'incredibile e vittoriosa missione di cattura di questi due presunti narcotrafficanti internazionali».

Nelle prossime ore la comunità internazionale ha fatto sapere che valuterà la validità o meno dello svolgersi di un un eventuale processo a seguito del blitz militare in territorio venezuelano. 

Proprio in merito a questo, non è tardata ad arrivare la posizione dell’Unione Europea. «Sto seguendo da vicino la situazione in Venezuela. Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite» ha commentato la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen -«ci assicuriamo che i cittadini dell'UE nel Paese possano contare sul nostro pieno sostegno».

Lo scietticismo dell’opposizione italiana 

«Il Partito democratico in questi anni ha dato impulso a tutte le iniziative in Parlamento di condanna verso il regime di Maduro per la violazione dei diritti umani e, da ultimo, di richiesta di liberazione di Alberto Trentini e di tutti i detenuti politici di cittadinanza italiana. Ma la storia ci ha drammaticamente insegnato che non si esporta la democrazia con le bombe.

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Trump diceva che avrebbe messo fine ai conflitti e portato pace, invece sgancia bombe su Caracas e pensa di riproporre la Dottrina Monroe. L'aggressione di uno Stato sovrano è una grave violazione del diritto internazionale, rappresenta l'ennesimo tassello dello smantellamento dell'ordine multilaterale e non può che portare caos a livello regionale e globale. Chiediamo al Governo di pronunciare parole chiare e di lavorare con urgenza in tutte le sedi multilaterali e internazionali per il pieno ripristino e rispetto del diritto internazionale e per il primato della diplomazia», così in una nota Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del Pd.

La chiamata di Stefani a Tajani: «Auspico che possa ricongiungersi con la sua famiglia»

«Sono vicino ai familiari e agli amici di Alberto Trentini, detenuto in un carcere venezuelano. Ho sentito al telefono il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, che sta seguendo l’evolversi della situazione, e gli ho rappresentato l’apprensione di tutta la nostra comunità per la sorte del cooperante veneto. Pur nella complessità degli eventi di queste ore, il ministro e le competenti autorità stanno collaborando col massimo impegno per tutelare l’incolumità di Trentini e di tutti i veneti residenti in Venezuela. L’auspicio è che Alberto Trentini possa ricongiungersi presto con la propria famiglia e con la propria terra. Noi lo aspettiamo». Così il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, dopo un colloquio con il titolare della Farnesina, avvenuto nelle prime ore di questo pomeriggio.

Comunità italo-venezuelana in Veneto, «speranza per tutti i prigionieri politici»

«Sono molto emozionata. Finalmente oggi con più orgoglio che mai la bandiera del Venezuela rappresenta la libertà, la democrazia e soprattutto la speranza che tutti i prigionieri politici vengano liberati».

Lo ha detto Elizabeth Contreras, vicepresidente e portavoce dell'Associazione Comunità Italo-Venezuelana del Veneto, commentando l'operazione militare condotta dagli Stati Uniti, che ha portato alla cattura dell'ex presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores.

«Questo è quello che noi vogliamo in Venezuela: giustizia e libertà», ha aggiunto Contreras, che da 26 anni vive in Italia, dove è arrivata poco dopo l'insediamento di Hugo Chàvez, cui poi è succeduto Maduro.

«Certamente la preoccupazione resta al massimo livello per i nostri parenti che vivono in Venezuela, ma da loro ho raccolto grande speranze. Speriamo che questa volta sia la fine di una dittatura, che mette in prigione e tortura i dissidenti, che ha impedito al presidente legittimamente scelto dal popolo, Edmundo Gonzales Urrutia, di poter guidare il Venezuela. E speriamo che anche Alberto Trentini possa essere liberato quanto prima».

Elizabeth Contreras ha portato la bandiera venezuelana anche al Parlamento europeo: «La prima volta c'era anche Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace, quella è stata l'ultima volta che è uscita dal Venezuela, dove ora vive nascosta. Speriamo davvero che adesso ci sia la svolta e tutti i prigionieri politici vengano liberati», ha concluso.

 

 

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