Alberto Trentini, le ore sospese per la situazione in Venezuela

Al Lido si vive tutta la tensione per la situazione. L’attesa della mamma Armanda, per tutto il giorno davanti alla televisione

Costanza Francesconi
La casa di Alberto Trentini con le finestre abbassate
La casa di Alberto Trentini con le finestre abbassate

La mamma di Alberto Trentini risponde al citofono, gentile e austera: «Mi spiace, non posso parlare». Poi abbassa le tapparelle dell’appartamento di via Anafesto 2, a pochi passi dalla chiesa di Sant’Antonio.

Resterà incollata al telefono e davanti alla televisione per tutta la giornata, con i vetri di casa così oscurati e la scritta “Alberto Trentini Libero” nello striscione appeso fuori dal condominio, ieri bandiera di speranza dopo la notizia del blitz aereo statunitense che due notti fa ha portato alla cattura del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e della moglie.

Uno spiraglio di luce in Colusso e in suo marito Ezio Trentini che da allora stanno solo e soltanto aspettando di sapere che loro figlio Alberto, cooperante da tredici mesi e mezzo detenuto in Venezuela, venga liberato dal carcere di massima sicurezza El Rodeo dov’è ristretto senza capi di accusa.

«In una cella di 2 metri per 2, senza poter fare nessuna delle cose che amava: leggere, ascoltare musica, passeggiare, comunicare con i suoi affetti e aiutare il prossimo» aveva riferito la madre nell’ultimo messaggio condiviso pubblicamente.

Dall’attacco Usa, il riserbo più assoluto, come a non voler rischiare di incrinare con una parola in più un destino ora più che mai appeso a un filo.

Don Renato Mazzuia rinnova la sua vicinanza e quella della comunità dei fedeli della chiesa di Sant’Antonio alla famiglia lidense. «Stanno vivendo con la pelle sollevata da mesi», racconta il parroco che tutti i giorni incontra Armanda ed Ezio o li intravvede sul terrazzino di casa.

«Speriamo in un evolversi positivo degli ultimi fatti. A messa dedichiamo ad Alberto una preghiera speciale quotidiana da che è prigioniero. Lo abbiamo fatto per tutta la novena in preparazione al Natala e continueremo a farlo». Anche ieri, alla liturgia serale. Nelle poche attività aperte in questi giorni festivi al Lido, Alberto Trentini è l’argomento ricorrente. Succede in via Sandro Gallo, nella Salumeria Da Ciano, alla Pizzeria da Tiziano e all’osteria e cicchetteria Da Cri Cri e Tendina.

Qui il gestore Mauro Fabris segue la vicenda in presa diretta ed esprime massima solidarietà e vicinanza ai coniugi Trentini: «Li vediamo spesso, in zona ormai il caso ha toccato tutti quanti. Sono ore cruciali – dice con apprensione –. Speriamo che si riesca a fare qualcosa di più concreto, che riusciamo a portarlo a casa. Andiamo avanti da troppo troppo tempo, e non si sta facendo nulla».

Il volto di Trentini campeggia ovunque al Lido, dove l’appello per la sua liberazione ieri è si è ridestato. Siano striscioni fai da te fuori dalla finestra, banner “Alberto Trentini libero” in ogni mail in uscita dalla propria casella di posta, firme su change.org alla petizione per il ritorno a casa del 46enne originario del Lido, o il digiuno a staffetta.

Alessandra Ballerini, legale delle famiglie Trentini, Regeni, Paciolla e Rocchelli, ieri ospite di Pietro Del Soldà al programma “Tutta la città ne parla” su Rai Radio3, esorta all’azione: «Bisogna che questa solidarietà si estenda e che ognuno di noi senta lo strazio della madre e del padre di Alberto, di tutte le persone che lo amano, di tutti gli amici che soffrono» dice alla radio.

«Il 25 dicembre e il 1 gennaio li abbiamo passati scorrendo i nomi delle persone che venivano liberate», continua, «gioendo per loro, ma soffrendo per il fatto che non c’era Alberto. Abbiamo passato le feste comandate così».

Incalza fiduciosa cogliendo il che di irripetibile che hanno le scarcerazioni che ci sono state in Venezuela. «Il giorno di Natale 99 e ieri (il 2, ndr) 87», fa i conti l’avvocato, «si tratta di oppositori politici, parrebbe tutti cittadini venezuelani». Tra questi non è comparso il suo assistito ma, avvisa: «Pare ci saranno ancora delle liberazioni anche in queste ore».

«Noi non dobbiamo perdere questa occasione. Dobbiamo fare in modo che chi ci rappresenta sappia dialogare con la necessaria e doverosa diplomazia del presidente Maduro per sollecitare il ritorno a casa di Alberto».

Anche l’attrice Ottavia Piccolo, veneziana d’adozione, con casa al Lido, ha condiviso un pensiero di vicinanza alla sua famiglia, mentre Elizabeth Contreras, vicepresidente e portavoce dell'Associazione Comunità Italo-Venezuelana del Veneto, ha dichiarato: «Oggi con più orgoglio che mai la bandiera del Venezuela rappresenta la libertà, la democrazia e soprattutto la speranza che tutti i prigionieri politici vengano liberati. E speriamo che anche Alberto Trentini possa essere liberato quanto prima».

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