Alberto Trentini liberato in Venezuela dopo 423 giorni. Tajani: «E’ in buone condizioni, presto in Italia» | SEGUI LA DIRETTA

L’annuncio del ministro degli Esteri Tajani all’alba di lunedì 12 gennaio. Il cooperante del Lido di Venezia era detenuto dal 15 novembre 2024 nel penitenziario El Rodeo, alle porte di Caracas. La gioia della famiglia: «Grazie a chi ha lavorato anche nell’invisibilità»

Isabel Barbiero, Rubina Bon
Mario Burlò e Alberto Trentini in Ambasciata a Caracas
Mario Burlò e Alberto Trentini in Ambasciata a Caracas

Alberto Trentini è libero. L'operatore umanitario veneziano di 46 anni, detenuto dal 15 novembre 2024 a Caracas, in Venezuela, è stato scarcerato. L’annuncio da parte del ministro degli Esteri Tajani alle 5 – le 23 a Caracas – di lunedì 12 gennaio. Con lui anche un altro italiano, Mario Burlò.

Trentini fa parte della lista di detenuti stranieri che sono stati liberati dopo che gli Usa hanno catturato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e la moglie. Sono stati giorni di febbrile attesa quelli trascorsi tra le prime scarcerazioni e l’annuncio che anche Trentini avrebbe lasciato la prigione El Rodeo, dove è stato per 423.

Per questo risultato si è mossa la diplomazia internazionale, più volte invocata dalla madre di Alberto, Armanda Colusso.

Trentini si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong “Humanity & Inclusion”, impegnata nell'assistenza alle persone con disabilità. Era stato arrestato e incarcerato senza accuse precise a suo carico.

«Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione». Lo afferma la famiglia Trentini, con l'avvocata Alessandra Ballerini.

Evento Live

  • Martella (Pd): "Trentini libero, sanata una profonda ingiustizia"

    "La liberazione di Alberto Trentini è una notizia che ci riempie di sollievo e di gioia. Si chiude una vicenda dolorosa e profondamente ingiusta, che ha colpito un cooperante internazionale impegnato da anni a fare del bene, detenuto senza ragioni da un regime brutale". Lo dichiara Andrea Martella, senatore e segretario regionale del Partito Democratico Veneto.

    "Era fondamentale che venisse fatto ogni sforzo possibile per riportarlo a casa, dalla sua famiglia e dai suoi affetti. Oggi una grande ingiustizia viene finalmente sanata. Siamo felici per Alberto e per tutte le persone che in questi mesi non hanno mai smesso di stargli vicino. Questa vicenda - conclude Martella - deve essere anche un monito contro tutti i dittatori e i regimi che nel mondo pensano sia legittimo far sparire persone sgradite, colpendo proprio chi lavora per aiutare gli altri e difendere la dignità umana".

  • Tajani: "Trentini e Burlò hanno parlato con le famiglie"

    "Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni, rientreranno presto in Italia. Sono molto contenti, hanno già parlato con le famiglie, li hanno avvisati". Così a RaiNews24 il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando della liberazione in Venezuela di Alberto Trentini e Mario Burlò, portati in ambasciata. "Sono tranquilli, sono a casa loro, sono 'in Italia'. Rientreranno presto nel loro Paese". 

  • Campane a festa al Lido di Venezia

    Campane a festa, stamani alle 7 dalla chiesa di Sant'Antonio al Lido di Venezia, frequentata dai genitori di Alberto Trentini, che vi abitano a pochi passi. Le ha suonate il parroco, don Renato Mazzuia, appena saputa la notizia della liberazione del cooperante veneziano. "E' stata - ha detto don Mazzuia all'ANSA - una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza. E' stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l'avvocata Ballerini ho suonato le campane e adesso celebreremo una Messa di ringraziamento".

    Trentini non vive a Venezia da una ventina d'anni per il suo lavoro nella cooperazione internazionale. "Non lo conoscevo direttamente - ricorda il sacerdote - ma attraverso i suoi parenti quando tornava ogni tanto qui. Ora è importante che torni a casa", ha concluso. 

  • Meloni: "Aereo partito dall'Italia per riportare Trentini a casa"

     "Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l'Ambasciata d'Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa". Lo afferma la premier Giorgia Meloni.

    "Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal Presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato", conclude.

     

  • Zaia: "La sua liberazione è una vittoria della democrazia"

    "Un risultato importante - sottolinea Zaia - in un momento di forte instabilità del Venezuela, reso possibile grazie al lavoro tenace e silenzioso del Governo italiano, della Farnesina, dell'intelligence, della nostra rete diplomatica e di tutte le donne e gli uomini che, con discrezione e determinazione, hanno lavorato instancabilmente. A tutti loro, dal Veneto va il nostro ringraziamento più sincero, perché hanno saputo costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per un esito positivo."

    "Un pensiero speciale - aggiunge il presidente - va alla mamma e alla famiglia di Alberto, che ha affrontato con coraggio e dignità un lungo periodo di attesa e sofferenza. Oggi, finalmente, può riabbracciare una persona che non ha mai smesso di credere nei valori della solidarietà e della cooperazione." "Il Veneto - conclude Zaia - attende ora il ritorno imminente di Alberto. La sua liberazione è una vittoria della democrazia." 

  • Don Ciotti: "Bentornato uomo generoso, figlio di un'Italia che crede nella pace"

    "Bentornato, carissimo Alberto! E' una gioia indescrivibile saperti libero e pronto a rientrare in Italia, dalla tua famiglia e dai tuoi amici. Ti siamo stati famiglia in tanti, in questo periodo di ingiusta e durissima detenzione.

    Tu forse non l'hai saputo, ma abbiamo condiviso coi tuoi genitori Armanda ed Ezio, e con la brava avvocata Alessandra Ballerini, preoccupazione, impegno e speranza. Non li abbiamo lasciati mai soli, non abbiamo lasciato che si spegnesse l'attenzione su di te, prigioniero senza colpe di un sistema di interessi che usa i diritti delle persone come merce di scambio".

    Così don Luigi Ciotti si rivolge a Alberto Trentini nel giorno della sua liberazione.

    "Non avevamo il potere di riportarti a casa, ma sentivamo il dovere morale di sollecitare ogni giorno, a gran voce, chiunque fosse in grado di intervenire- afferma don Ciotti- Ognuno l'ha fatto secondo la propria sensibilità: chi attraverso gli appelli, chi con le manifestazioni, con la preghiera o con il digiuno. Il tuo nome, il tuo sorriso, la tua forza nel sopportare una prigionia senza motivo, ci hanno accompagnati in quest'anno di attesa sempre più febbrile.

    L'attesa è finita e adesso non ci stanchiamo di ripeterlo: bentornato, Alberto! Bentornato a te giovane uomo generoso, figlio di un'Italia che crede nella pace, nella libertà, nella dignità di tutti gli esseri umani. E che naturalmente si rallegra anche per gli altri detenuti restituiti oggi ai propri Paesi e alle proprie famiglie!"

    "In questi lunghi mesi abbiamo fatto di tutto per sentirti vicino, anche mettere un po' della tua passione civile nel nostro impegno quotidiano. Grazie perché, anche senza poterci parlare, ci hai insegnato qualcosa. Oggi la felicità di saperti libero supera qualsiasi riflessione su come la tua liberazione sia infine arrivata. Ma un pensiero va al popolo del Venezuela e in particolare ai suoi abitanti più poveri e fragili, ai quali tu volevi portare aiuto e che oggi affrontano nuove prove. La speranza è - conclude- che anche per loro si costruiscano nel tempo quei diritti e quella giustizia sociale che dovrebbero essere garantiti a ogni comunità umana"

  • La storia del misterioso arresto di Alberto Trentini a Caracas, dall’inizio

    Il racconto dei mesi di detenzione di Alberto Trentini e il lavoro della diplomazia internazionale per la sua liberaz​​ione.

    La storia del misterioso arresto di Alberto Trentini a Caracas, dall’inizio
    Alberto Trentini è stato liberato
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    Stefani: "Attendiamo Trentini a Venezia"

     "Desidero ringraziare il Governo e la rete diplomatica italiana per l'azione costante e silenziosa che ha consentito di arrivare a questo risultato, che rappresenta per tutti un grande sollievo. Rivolgo un pensiero particolare ai genitori di Alberto, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l'abbraccio dell'intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare.

    Ora l'incubo è finito: attendiamo Alberto nella sua città". Lo afferma il presidente del Veneto, Alberto Stefani, alla notizia della liberazione del cooperante veneziano Alberto Trentini.

  • Brugnaro: "Una giornata di gioia per Venezia"

    "Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia". Lo afferma il sindaco Luigi Brugnaro, commentando la liberazione del cooperante.

    "È un risultato importante - prosegue Brugnaro -, frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l'impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un'intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno". 

  • La famiglia Trentini: "Oggi vogliamo solo pace"

    "Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione". Lo afferma la famiglia Trentini, con l'avvocata Alessandra Ballerini.

    "Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!", aggiungono i Trentini. 

  • Tajani: "Trentini in buone condizioni, presto in Italia"

    "Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente" ad interim Delcy "Rodriguez che il governo italiano apprezza molto": così il ministro degli Esteri.

     

  • L'annuncio della liberazione

     "Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d'Italia a Caracas". Lo ha annunciato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

  • I prigionieri italiani

    Il sistema carcerario venezuelano ospita ancora centinaia di detenuti ritenuti prigionieri per motivazioni politiche. Dopo aver superato quota 1.600 lo scorso anno, il numero si è ridotto in seguito a una serie di liberazioni collettive, ma resta comunque elevato. L’Ong Foro Penal, parla di poco più di 800 persone recluse al 5 gennaio.

    Per quanto riguarda i cittadini italiani, un’inchiesta pubblicata da Avvenire ha accertato la presenza di 46 connazionali nelle carceri venezuelane. Diciotto sarebbero detenuti per reati comuni, mentre gli altri 28 risultano arrestati con accuse riconducibili a motivazioni politiche o comunque non chiaramente definite dalle autorità locali.

  • I mesi di silenzio

    Dopo 181 giorni di silenzio la notte del 16 maggio è arrivata la prima telefonata. Il cooperante dal carcere di Caracas ha parlato con la famiglia, rassicurando di essere in buone condizioni e di ricevere le cure mediche di cui ha bisogno. Un contatto, ottenuto dopo lunghe pressioni diplomatiche, accolto con sollievo dai familiari ma anche dal governo italiano. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli lo definì "un passo in avanti frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica".

    Un mese prima, ad aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva telefonato alla madre di Trentini, Armanda Colusso, per rassicurarla sull'impegno delle istituzioni, garantendo che "il governo è al lavoro per riportarlo a casa".

  • L'arresto e la detenzione

    La detenzione di Alberto Trentini in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024. L'operatore umanitario veneziano si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong 'Humanity & Inclusion', impegnata nell'assistenza alle persone con disabilità. Il 46enne, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Quando è stato arrestato non aveva con sé le medicine di cui ha bisogno. Ha trascorso più di 400 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana.

    Nelle prime settimane non si è saputo nulla sulla sua detenzione. Per oltre due mesi le autorità non hanno fornito notizie né hanno permesso alcun contatto con lui. A gennaio 2025 Palazzo Chigi, in una nota, assicurò che si stavano "attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva" garantendo "massima attenzione fin dall'inizio".

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