Omicidio di Mira: preso il complice di Salvagno

E’ un italiano residente a Spinea, 38 anni, amico dell’ex agente. E’ stato lo stesso Salvagno a mettere gli investigatori sulle tracce del suo complice: avrebbe partecipato al sequestro di Sergiu Tarna e il giorno prima del delitto avrebbe compiuto con il vigile arrestato un sopralluogo nel campo dove poi è stato trovato il cadavere

 

Roberta De Rossi e Eugenio Pendolini
Sergiu Tarna e il luogo del delitto: arrestato anche il complice di Salvagno
Sergiu Tarna e il luogo del delitto: arrestato anche il complice di Salvagno

Questa mattina, 14 gennaio alle cinque, i carabinieri del nucleo investigativo hanno arrestato il complice di Riccardo Salvagno, per l’omicidio di Sergiu Tarna.

Si tratta di un italiano residente a Spinea, amico dell’ex Agente: 38enne, era nascosto nella sua abitazione e non è mai fuggito.

E’ stato lo stesso Salvagno a mettere gli investigatori sulle tracce del suo complice.

Chi è il complice di Salvagno

Il complice di Salvagno nell’omicidio di Sergiu Tarna vive a Spinea, insieme ai genitori e attualmente non lavora.

Il suo nome agli investigatori è stato fatto dallo stesso Salvagno nel corso degli interrogatori. Gli inquirenti hanno cercato così una serie di riscontri a partire dalla sua rete di conoscenza, dalla quale è effettivamente emersa la lunga frequentazione con lo stesso Salvagno.

Grazie poi al controllo delle celle telefoniche, è emerso che la sera dell’omicidio i due si trovavano nello stesso locale e che poi Salvagno dopo l’esecuzione, si è fermato a Spinea.

Passaggio che per gli inquirenti non avrebbe altro motivo se non quello di riaccompagnare a casa il complice. Il 38enne, arrestato dai carabinieri e che in questi giorni è sempre rimasto a casa, comparirà domattina davanti alla giudice per le indagini preliminari Claudia Ardita

L’inchiesta e l’arresto del secondo uomo

L’indagine - coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo- ha consentito di delineare un solido e grave quadro indiziario nei confronti della persona arrestata.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori il 38enne di Spinea arrestato ha partecipato sia al sequestro del 25enne moldavo, sia all’esecuzione materiale del delitto commesso poco dopo in un’area di aperta campagna;

Sia Salvagno che il complice, il 30 dicembre hanno eseguito un “sopralluogo” nella zona rurale in cui è stato ritrovato il cadavere del giovane moldavo, proprio al fine – secondo la Procura – di individuare il posto dove avrebbero dovuto condurre il ragazzo.

 

Due persone coinvolte nel delitto

Fin dal primo momento gli investigatori erano convinti che a uccidere il giovane barman fossero state almeno due persone: prima hanno rapito Tarna all’uscita da un bar di Chirignago dove era rimasto con gli amici fino alle 2 di notte e poi l’hanno portato in quel campo fangoso tra Mira e Malcontenta dove è stato ucciso, con un unico colpo di pistola in fronte.

 

Sono state le telecamere di sorveglianza in zona a immortalare l’agguato: Sergiu Tarna esce dal bar “La Nuova Mestre” di Chirignago alle 2.15. Ha appena ricevuto una telefonata e il suo umore è improvvisamente cambiato.

Paga e si allontana spedito. Fuori, ad attenderlo, c’è la “Polo” grigia che i testimoni riconoscono come quella di Salvagno: era lui al telefono poco prima.

Le videocamere del bar e del vicino hotel mostrano l’auto che arriva, con i due uomini a bordo. Uno è armato di pistola. Aggrediscono il giovane moldavo, che cerca di divincolarsi e scappare, ma viene caricato a forza nella macchina.


LA VICENDA, GIORNO PER GIORNO

  • 30 dicembre – Riccardo Salvagno e il suo complice effettuano un sopralluogo nella zona rurale dove, secondo gli inquirenti, verrà poi ucciso Sergiu Tarna.
  • Notte tra 30 e 31 dicembre – Tarna viene attirato fuori da un bar di Chirignago, rapito da due uomini e portato in un campo agricolo tra Mira e Malcontenta, dove viene ucciso con un colpo di pistola alla fronte.
  • 31 dicembre – All’alba il corpo del 25enne moldavo viene ritrovato in un’area di campagna.
  • 6 gennaio – Viene arrestato Salvagno, ex agente, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.
  • 14 gennaio – I carabinieri arrestano a Spinea il complice 38enne, indicato dallo stesso Salvagno durante gli interrogatori.

L’esecuzione di Sergiu

È la localizzazione attivata sull’Iphone di Sergiu Tarna a scandire minuto per minuto i suoi spostamenti verso la morte. Alle 2.20 di notte viene caricato in auto, alle 2.23 è alla rotonda Romea di Marghera, alle 2.28 a Malcontenta; alle 2.30 lo smartphone sta percorrendo via Pallada di Mira.
«Alle 2.43», si legge nell’ordinanza, «probabilmente si consuma l’uccisione di Tarna», poiché il segnale del telefono non si sposta più dal campo in cui verrà ritrovato cadavere, all’alba del giorno dopo, da un appassionato di fotografia.

Il giovane ha le scarpe e i pantaloni bagnati e la giacca dell’elegante completo da lavoro da barman, calata a bloccargli le braccia, come se - scrive la gip Ardita - abbia tentato un’ultima disperata fuga, prima di essere immobilizzato e freddato con un solo colpo di pistola alla fronte: «Uccisione brutale e truce, che richiede preparazione e capacità di gestire l’uso di un arma, assenza di pietà nell’uccidere una persona guardandola negli occhi».

Gli investigatori non hanno dubbi che a sparare sia stato Salvagno - anche se saranno i processi a doverlo accertare - e la stessa gip osserva che l’omicidio è tanto più grave perché commesso da un agente in servizio, «che dovrebbe avere come baluardo i principi di legalità e rispetto del diritto».

Si cerca l’arma che ha sparato

L’arma del delitto non è stata trovata, come non lo è stata la pistola di ordinanza di Salvagno che a casa deteneva legalmente anche una potente Glock calibro.45, che però non ha sparato.

«Non conosciamo il calibro dell’arma che ha ucciso», ha detto il comandante Aquilio, «ma si tratta di un grosso calibro».

Alla domanda se sia compatibile con la pistola di ordinanza della Polizia locale, il comandante provinciale risponde «compatibile con le armi in dotazione alle forze di polizia».

Quel che ancora le telecamere hanno raccontato è il viaggio della “Polo” dopo il delitto.

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