Si cerca il corpo della prof uccisa dal nipote a San Stino, tutti gli aggiornamenti

Entro oggi, lunedì 15 giugno, la procura dei minori di Trieste richiederà la convalida del fermo per il 17enne reo confesso dell’omicidio della zia di 53 anni 

Proseguono le ricerche del corpo di Chiara Guerra
Proseguono le ricerche del corpo di Chiara Guerra

Nuovi cartelloni, un via vai intenso per pregare fiori. Un piccolo altare sta sorgendo, da questa mattina 15 giugno 2026, in via Cervi all’ingresso dell’abitazione della professoressa Chiara Guerra uccisa dal nipote reo confesso.

Uno striscione fuori dall'abitazione dove viveva Chiara Guerra
Uno striscione fuori dall'abitazione dove viveva Chiara Guerra

Come ieri le ricerche sono difficili. Sul posto c’è il sindaco Gianluca De Stefani. Immenso dolore stamani alla ripresa delle attività scolastiche.

Fra riunioni ed esami orali gli insegnanti hanno tirato quasi tutti dritti senza proferire una parola di ricordo della collega o di commento sulla vicenda. I commercianti di San Stino hanno espresso il loro dolore in una nota apparsa stamane sui social.

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Muto il fratello e padre del 17enne. Lui la moglie e la figlia forse hanno abbandonato San Stino per stare lontano dai media, rifugiandosi nel vicino Friuli. Incredulità fra i parenti dei Guerra ma sottolineano che «da anni non ci sono più rapporti».

Verso la convalida del fermo

La Procura dei Minori di Trieste entro lunedì 15 giugno consegnerà gli atti per la richiesta della convalida del fermo del 17enne di San Stino di Livenza. Scadono infatti nella tarda serata di oggi i termini per procedere: da quel momento ci saranno altre 48 ore per fissare l'udienza di convalida.

Il ragazzo è nel frattempo ospitato in una comunità per minori della provincia di Treviso. Chi lo ha visto prima del trasferimento nella struttura parla di un giovane che sta progressivamente prendendo coscienza della gravità del suo gesto.

Nei due giorni che sono trascorsi dalla scomparsa della zia alla piena confessione, nella notte di sabato 13 giugno, di fronte ai carabinieri di Venezia, il ragazzo aveva invece sempre mantenuto un atteggiamento distaccato, dicendosi preoccupato per le sorti della parente «di cui non sappiamo nulla, non la vediamo da giorni, non è tornata a casa».

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