Tragedia dei sub morti, l’esperto: «Probabilmente sorpresi dal cambio del meteo»

Ezio Giuffrè, presidente del Club sommozzatori di Padova: «Prima di immergersi, avevano fatto i calcoli corretti, credo si siano trovati di fronte a un imprevisto naturale»

Daniela Gregnanin
Ezio Giuffrè
Ezio Giuffrè

Vista la grande professionalità, la preparazione tecnica della società, un’attrezzatura di ultima generazione e la grande severità degli istruttori, non rimane che ipotizzare un evento naturale e non calcolato. Credetemi: i colleghi erano tutti altamente preparati e con esperienze decennali». Sono queste le considerazioni del presidente del Club sommozzatori di Padova Ezio Giuffrè – 73 anni, oltre 50 dei quali passati immersi nelle profondità marine e oceaniche – nel commentare il grave incidente accaduto alle Maldive, che ha visto la morte di cinque sub esperti, tra i quali l’istruttore padovano Gianluca Benedetti, 44 anni, trasferitosi in zona nel 2017.

Al momento il suo corpo è l’unico a essere stato recuperato nelle profondità dell’oceano indiano, nelle grotte dell’atollo di Vaavu, oggetto dell’esplorazione a fini scientifici.

L’ipotesi

«Posso solo ipotizzare che sia avvenuto un episodio non ponderabile o calcolabile, come un cambiamento delle condizioni meteo marine. Può essere che una corrente improvvisa estremamente forte li abbia imprigionati tutti all’interno della grotta, impedendo loro di uscire. Potrebbe essere una spiegazione, ma, ripeto, è un parere estremamente personale. Che si siano trovate le bombole vuote è logico, se le avversità improvvise hanno impedito movimenti salvifici, va da sé che l’unica cosa rimasta da fare ai poveri sub sia stata quella di consumare il gas contenuto nelle bombole» spiega l’esperto.

Cosa sia accaduto lo si saprà non appena tutti i corpi saranno recuperati, operazione non semplice; ma intanto il presidente vuole sfatare alcune dicerie che si sono fatte avanti con la notizia: «È sbagliato parlare di bombole di ossigeno, si deve dire piuttosto di aria che ha una certa percentuale di ossigeno, perché l’ossigeno a certe profondità può addirittura diventare mortale. Il gas varia a seconda della missione, di ciò che si va a fare. Si utilizza molto anche l’aria arricchita Nitrox, che è una miscela composta da azoto e ossigeno in proporzioni variabili».

«I sub avranno sicuramente fatto le giuste valutazioni prima di immergersi, e le condizioni avverse sono arrivate dopo, con l’inizio delle loro ricerche: figuriamoci se cinque sub rodati, di fama internazionale, avrebbero mai fatto una “bravata”. Tra l’altro, abbiamo sempre mandato colleghi a fare immersioni con la Albatros Top Boat, perché siamo consci della tecnologia offerta a bordo, dell’attrezzatura proposta e della severità con la quale affronta ogni immersione. Non voglio azzardare, ma penso di poter escludere un loro errore» sottolinea Giuffrè.

La tragedia

La tragedia del 14 maggio si è portata via esperti dell’università di Genova, la professoressa Monica Montefalcone con la figlia 23enne Giorgia Sommacal, la ricercatrice dell’ateneo ligure Muriel Oddenino e il neolaureato Federico Gualtieri, 31enne di Omegna.

«Il piano di immersione sarà stato preciso e scrupoloso, quindi punto su un cambiamento improvviso non calcolabile del meteo marino», continua Giuffrè, «e rispondo a chi si sta chiedendo se i sub avessero o meno il cavo guida: dipende da che cosa avevano deciso di fare. Dire che sono entrati in una grotta non vuol dire nulla: è possibile che si siano solo avvicinati all’ingresso e che siano rimasti nell’imboccatura, penetrandovi quindi solo per pochissimi metri. Non ci resta che aspettare recupero dei corpi e autopsie, solo così avremo le idee chiare sulla possibile dinamica».

 

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