L’app padovana che organizza il tempo libero: due giovani talenti premiati da Google

I cervelli in fuga Alessandro Castellaro e Alberto Simonato hanno vinto il Google Hackathon 2026 con la loro applicazione FreeTime che utilizza l’Ai per organizzare il tempo libero: «Nonostante le difficoltà torneremo in Italia, il Veneto è un posto sano per chi vuol fare impresa»

 

Daniela Gregnanin
Alessandro Castellaro e Alberto Simonato alla consegna del Google Hackathon 2026
Alessandro Castellaro e Alberto Simonato alla consegna del Google Hackathon 2026

Da Padova al King’s College di Londra, fino alla sede di Google a San Francisco. È il percorso di due cervelli padovani, due amici che studiano e crescono insieme, fino a farsi strada sull’onda dell’innovazione, mettendo l’Ai al servizio della vita quotidiana delle persone attraverso un’innovativa app.

E per questo sono stati premiati Alessandro Castellaro, 26 anni, e ul coetaneo Alberto Simonato, hanno vinto il prestigioso Google Hackathon 2026, nella sede del colosso big tech a San Francisco.

Il premio all’app FreeTime

I due giovani studenti entrambi del King’s College London in odore di laurea, hanno sbaragliato gli avversari alla maratona di sviluppo tecnologico, portando un prototipo che sa di Italia: FreeTime. In pratica nella tre giorni californiana, e nello spazio a loro dedicato di sole sei ore, hanno dato vita a una demo dedicata al tempo libero, una sorta di applicazione che collabora con l’Ai tramite chatbot, capace di trovare proposte ad hoc adatte alle inclinazioni di ciascuno. Basandosi su ricerche effettuate in rete, preferenze e interessi, i due cervelli padovani hanno originato una sorta di “navigatore” per il tempo libero di tutti.

«Siamo andati negli Usa senza aspettative, ma solo con la voglia di sperimentare, di portare la nostra idea che ha come obiettivo quella di fare la differenza nella vita di ognuno di noi. Abbiamo sempre meno tempo e avere una specie di lista, pensiamo sia utile», spiega Alberto che ha studiato Economia aziendale nell’ateneo patavino. «Trovare un’app capace di darti subito delle opzioni in una società dove il tempo è probabilmente l’aspetto dominante, crediamo possa essere un aiuto», aggiunge Alberto, che prima di partire per la Gran Bretagna ha studiato al campus H-Farm.

Organizzare il tempo

L’app realizzata al momento come prototipo, è quindi in grado di formulare delle proposte in base non solo alle preferenze o alle attitudini che una persona manifesta, ma soprattutto tenendo in considerazione il tempo che un soggetto può aver in una determinata fascia oraria.

«Viaggiando e studiando all’estero ci siamo resi conto che esistono problemi di socializzazione e organizzazione. La nostra app è in grado, ad esempio, di dare tutte le informazioni se uno è amante della musica di eventi, concerti e di tutte le manifestazioni canori presenti in quel determinato momento nel territorio preso a riferimento. Penso sia bello avere a portata di clic tutto quello che appassiona un soggetto. Tra l’altro», sottolinea Alessandro, «abbiamo pensato davvero a tutti ed è per questo che l’app sarà fruibile sotto stretto controllo anche dai più piccoli in base alle normative presenti nel determinato paese di riferimento».

Anche i più piccoli quindi potranno esprimere i loro desiderata, perché per loro è prevista una sorta di collegamento con l’agenda dei genitori. «I più piccoli potranno indicare ai loro familiari degli avvenimenti a cui desiderano aderire e fissarli nell’agenda digitale dell’app. A loro volta i genitori, potranno verificare costantemente se sia possibile incastrare la proposta dei figli con gli impegni già fissati a calendario», chiarisce Alberto.

Alla ricerca di investitori

Essendo per il momento una demo, i due vincitori sperano quanto prima di riuscire a trovare investitori o qualcuno che creda fortemente in questo progetto, del resto il pedigree c’è già, mica tutte le start up possono vantare un premio da Google: «Siamo alla ricerca di moderni mecenati, capaci di credere nella progettualità e nel valore sociale di questa applicazione», ammettono, «credo che il premio ricevuto possa fare da volano e sicuramente nei paesi anglofoni un demo come il nostro interessa».

«Sia negli Usa che in Uk, ci siamo entrambi resi conto della solitudine che vive la popolazione e di come alla fine, non trovando immediatamente proposte valide, una persona finisca per stare a casa sul divano», proseguono, «quando invece fuori, potrebbe vivere un’esperienza formativa, come un corso o anche solo una bella camminata».

La prospettiva del rientro

I due giovani a San Francisco hanno avuto a che fare anche con alcuni big di Google: «Siamo stati accolti bene e da subito. I manager presenti sono rimasti stupiti, credo proprio dal concetto che FreeTime esprime: voglia di fare qualcosa nel tempo libero, che non sia il ritrovarsi e basta in un pub per bere», raccontano Alessandro e Alberto che a gennaio conseguiranno il famoso degree nel college britannico.

«Dopo un periodo all’estero, vorremmo entrambi far ritorno in Italia e investire nel nostro territorio. Desideriamo lavorare e costruire dove siamo nati e cresciuti, perché davvero ci siamo resi conto che nonostante le difficoltà che l’Italia pone a chi vuol fare impresa, resta un Paese sano dove vivere e far crescere qualcosa che sa di buono, seppur mediato da Ai e uno schermo». Oltre ai due padovani, ad aver collaborato all’app è stata anche una giovane collega: Smruti Singh, software engineer dell’università dell’Illinois.

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