Salman Rushdie, il potere dell'arte e il fascino di quelle tre sale del Prado visitate 20 anni fa
Lo scrittore a Venezia in dialogo con Michael Armitage e Hans Ulrich Obrist

Il Realismo magico di Gabriel Garcia Marquez e le 1000 e una notte. Il confronto tra Francesco Clemente ed Italo Calvino. E ancora il ricordo di quelle tre sale del Museo del Prado visitate vent’anni fa e rimaste ricordo indelebile per la forza e la bellezza delle opere esposte: erano il Trittico del Giardino delle delizie di Hironymus Bosch, Las meninas di Diego Velazquez e le Pinturas negras di Francisco Goya. Sono solo alcune delle suggestioni regalate dallo scrittore Salman Rushdie durante la conversazione sull’arte andata in scena giovedì 21 maggio al Teatrino di Palazzo Grassi. Un dialogo organizzato in occasione della mostra Michael Armitage. The Promise of Change. Assieme a lui a discutere di bellezza, potere ma anche spiriti che popolano la vita quotidiana e umorismo («io adoro l’umorismo di Goya – ha detto Rushdie –, ed è esattamente quella che manca ai politici di oggi»), l’artista Michael Armitage (lui, nato a Nairobi, trasferito poi a Londra e ora con base in Indonesia, ha sottolineato il concetto di casa come famiglia) e il curatore Hans Ulrich Obrist.

L’incontro ha messo in relazione differenti prospettive culturali e intellettuali, aprendo una riflessione sulla memoria, sulla trasformazione sociale e sul ruolo dell’arte nel presente. Temi presenti proprio nella mostra di Armitage e nel catalogo che accompagna l’esposizione e che vede tra i contributi critici anche un testo inedito a firma appunto di Salman Rushdie, edito da Palazzo Grassi – Pinault Collection e Marsilio Arte. «La risposta alla bruttezza è la bellezza. La risposta al potere è la bellezza. La risposta alla tragedia è la bellezza», scrive Rushdie in quelle pagine.
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