Il pop neomelodico di Pierdavide Carone
Al Toniolo lo show della nuova scoperta di «Amici»

Pierdavide Carone con la sua chitarra e il pubblico di ragazzine
Lo spettacolo pop di Pierdavide Carone sul palco del teatro Toniolo rischia di essere archiviato come una serata di animazione da villaggio turistico. In effetti ci assomiglia molto: pubblico di ragazzine, età media 12 anni o giù di lì, retrovie semivuote, troppe parole e siparietti tra una canzone e l'altra. Il «cantautore» forgiato dal talent show di Canale 5 «Amici di Maria de Filippi» non funziona granché, insomma, se paragonato al suo collega Valerio Scanu che l'anno scorso ha vinto Sanremo. Ma Pierdavide Carone potrebbe venire fuori sulla distanza, come un buon corridore. Il talento non gli manca, la voce c'è, suona pure bene la chitarra. Peccato solo che sia un po' impacciato nelle movenze e la Fender Stratocaster sembri più grande di lui. Ma le canzoni? Quando non vengono sopraffatte dalle carnevalate inserite ad hoc per non annoiare il pubblico, emerge pure qualche bel pezzo orecchiabile, fresco, romantico al punto giusto. Carone inizia energico con «Mi piaci... ma non troppo» continua tenendo su i bpm, poi alterna il romanticismo di «Guarda Caso» e «La prima volta» a tarantelle, discomusic e rock. I pezzi sono leggeri, ben arrangiati (si sente il lavoro del maestro Beppe Vessicchio), ben suonati, non hanno troppe pretese e rimangono allegramente in testa, per qualche minuto. Se non fosse pugliese diremmo che quello di sabato sera è stato un tentativo, riuscito a metà, di esportare nel profondo Nordest il fenomeno dei neomelodici napoletani. Il target è di sicuro quello giusto: per ora Pierdavide Carone dovrà accontentarsi delle preadolescenti, ma fra qualche anno questo duro lavoro potrà dare i suoi frutti. I semi della «Ballata dell'ospedale» che cerca di denunciare il fenomeno della malasanità o l'autoanalisi di «Superstar» (dedicata con spirito didattico nell'ordine a Jimi Hendrix, Jim Morrison e John Lennon, De Andrè e Rino Gaetano, tutti artisti che a 22 anni erano molto più avanti di lui) potrebbero alla fine germogliare. Ce lo auguriamo. Per ora rimane la sensazione di essere davanti ad un prodotto precostituito. Il ragazzo «ci è o ci fa»? La provenienza dalla fucina del perfetto intrattenitore delle reti Mediaset depone per la seconda, ma si lascia a lui il dilemma. Lasciamolo cantare «Dammela, dammela, dammela...(la mano)». Doppio senso che fa impazzire le ragazzine, meno i papà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia
Leggi anche
Video








