Zattera “azzoppata” al primo collaudo

Una “zattera” che si è “azzoppata” al primo collaudo. È stata questa la sorte del jack-up - il mezzo meccanico galleggiante che dovrà essere utilizzato per la rimozione e il trasporto delle paratoie del Mose - costato circa 55 milioni di euro ma ancora mestamente fermo davanti all’Arsenale, come riferito dal nostro giornale. Il nuovo guasto - di cui si è avuto notizia solo ora, anche se risale a circa due mesi fa - che segue una catena di disfunzioni al sistema delle dighe mobili di cui si è avuta notizia di recente, è dovuto al mancato funzionamento di una delle quattro grandi gambe d’acciaio che sorreggono il jack-up e che dovrebbero poi essere estratta, quando necessario, per ancorarsi al fondale al momento della sostituzione della paratoia.
Ma una di esse, che scorre appunto su “pattini” che dovrebbero garantirne l’equilibrio, al momento del collaudo non si è invece aperta correttamente, costringendo il mezzo meccanico a rientrare in Arsenale. Da allora sono in corso le verifiche dei tecnici del Consorzio Venezia Nuova per capire se il guasto è limitato appunto alla gamba difettosa o si estende a tutto il meccanismo. Sta di fatto che attualmente il jack-up - l’unico a disposizione, perché si è rinunciato, visti anche i costi, a farne un doppione - non è in funzione fino a data da destinarsi e non potrebbe perciò essere utilizzato se fosse necessario intervenire su una delle paratoie del Mose. Il guasto del jack-up è solo l’ultimo di una serie di disservizi che riguardano il sistema Mose di cui si è avuta notizia nelle ultime settimane.
Il più clamoroso ha riguardato lo “scoppio” di un cassone di calcestruzzo già affondato alla bocca di porto di Chioggia. Un errore umano - secondo quanto dichiarato dallo stesso Consorzio Venezia Nuova - dovuto all’immissione di una quantità eccessiva di cemento all’interno di due celle del cassone. La pressione troppo elevata allora avrebbe provocato la fuoriuscita del cemento e il danneggiamento del cassone.
Un incidente che risalirebbe addirittura all’ottobre dello scorso anno. ma di cui si è avuto notizia solo ora per il montaggio di una grande campata di vetro sott’acqua per riparare il danno, con il blocco di navi e pescherecci deciso a questo scopo dalla Capitaneria di Porto.
Poi la porta della chiusa nella conca di navigazione a Malamocco. Lo scorso febbraio, la porta a mare che ha un fronte di 50 metri, dunque caratteristiche oceaniche, ha ballato picchiando sul fondo ed è rimasta danneggiata. Anche in questo caso dell’incidente si è saputo solo di recente. E i costi sono ancora da quantificare.
Enrico Tantucci
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