«Vocazione metropolitana, M9 farà la storia»

Nel luglio del 2005 chi scrive pubblicò un fondo su questo giornale dedicato a Mestre e al suo museo. Nell’articolo era già trattato il tema che ha agitato la città. L’argomento allora era caldo: il...
Nel luglio del 2005 chi scrive pubblicò un fondo su questo giornale dedicato a Mestre e al suo museo. Nell’articolo era già trattato il tema che ha agitato la città. L’argomento allora era caldo: il sindaco Cacciari, tornato a Ca’ Farsetti, si era espresso più volte sulla inutilità di un museo dedicato alla storia della città mestrina. Le associazioni che si erano dedicate alla raccolta di tracce del passato (non troppo antiche, perché quelle stanno a Altino) ne sostenevano invece l’opportunità; una ricerca e una mostra furono affidate al prof. Giorgio Sarto su temi più recenti; una sede venne individuata nella scuola De Amicis e avrebbe forse potuto rispondere alla richiesta, peraltro mai accompagnata da un vero progetto articolato. La modestia della proposta sollecitò il solito buon umore del prof. Cacciari: “Per due coccetti…”. La Fondazione di Venezia venne insistentemente chiamata a sviluppare la sua attività erogativa nel senso richiesto: ma una fondazione non può erogare all’infinito e soprattutto a favore di chi? Quale ente, quale associazione, quale privato si sarebbe dato carico di un progetto su temi così labili senza andare immediatamente in fallimento? Infatti nessuno si fece avanti. La Fondazione si orientò peraltro a cogliere il senso sociale della proposta, che seppur assai limitata nella visione proponeva un tema vero: l’identità della parte nuova di una città dal prestigio mondiale. Identità che non può essere museabile perché è un dato del presente, ma che merita essere compresa nel flusso della storia in cui è immersa: quindi un museo, non “di” Mestre ma “a” Mestre. Nella storia italiana del ’900 Mestre compare con forza, prodotto straordinario di modernità, col difetto della totale assenza di strategie urbane di valore. Il progetto fu duplice - come tale è ora in corso - cogliendo entrambi gli elementi: l’apporto culturale alto di un prodotto museale innovativo e il servizio sociale diffuso, ottenuto con un intervento di rigenerazione urbana. Difficilmente una città con minore storia di Venezia avrebbe apprezzato una proposta così completa e una amministrazione locale avrebbe accettato senza contrasti un progetto presentato da un privato (tale è una fondazione di origine bancaria). Così invece è successo a M9 (con qualche borbottio, ora cessato). Ora a sua volta M9, a fine 2018, entrerà nella storia e chi lo ha progettato dall’inizio sarà lì a complimentarsi, ricordando a tutti che il nome che depositò è “Museo multimediale di Venezia e Mestre” e che la principale base di raccolta di visitatori partecipanti sarà in quell’area metropolitana che integra la antica Serenissima nel triangolo Padova, Mestre, Treviso.


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