Versalis, il 13 maggio nuovo sciopero

MARGHERA. I sindacati bocciano l’insistenza del numero uno dell’Eni sulla vendita del pacchetto azionario di maggioranza della controllata Versalia a un fondo di investimenti straniero e si preparano...

MARGHERA. I sindacati bocciano l’insistenza del numero uno dell’Eni sulla vendita del pacchetto azionario di maggioranza della controllata Versalia a un fondo di investimenti straniero e si preparano per un nuovo sciopero - indicativamente fissato per venerdì 13 maggio - con una grande manifestazione a Roma.

L’audizione a Montecitorio di Claudio Descalzi (amministratore delegato dell’Eni) davanti alla Commissione attività Produttive di Camera e Senato, ha riproposto - secondo il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani - «la vendita del 70 per cento di Versalis spa che non ci convince e rivela complicazioni sul negoziato con il fondo americano Sk Capital che noi riteniamo assolutamente inadeguato e controproducente per la chimica italiana che vuole riconvertirsi a produzioni green, come quelle di oli lubrificanti prospettata a Porto Marghera».

Paolo Pirani, concludendo ieri mattina l’affollata assemblea degli iscritti al sindacato dei chimici della Uil che si è tenuta al capannone del Petrolchimico, ha ribadito che è «più che mai necessario un intervento del Governo su un gruppo, come Eni, del quale lo Stato italiano è ancora azionista di riferimento e per questo non può permettere che Versalis continui a negoziare con Sk Capital». Per Pirani, invece «il Governo deve mettere sul tavolo una strategia industriale dentro la quale la chimica di Versalis, che non rappresenta solo l’8% come dice Descalzi della chimica italiana, ma è bensì il soggetto indispensabile per sviluppare una politica di riconversione alla chimica verde di cui l’Italia ha assoluto bisogno». Per la Uil, ma anche per i sindacati di categoria di CIsl e Cgil, sostengono che il Governo dovrebbe dare il via libera alla Cassa depositi e prestiti che come società finanziaria dello Stato potrebbe mettere a disposizione di Versalis gli investimenti che Eni dice di non avere». «A Porto Marghera abbiamo assistito alla fuga dell’americana Dow Chemicals, degli inglesi di Ineos, della chiusura di Montefibre e di molte delle produzioni della chimica di base di Eni», ha concluso Paolo Pirani, «oggi il territorio veneziano non può perdere anche la prospettiva di riconvertire in una logica di chimica verde quello che qui è rimasto delle produzioni chimiche». (g.fav.)

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