Veneziano operato allo stomaco, ma il tumore non c’era

MESTRE. Aveva disturbi di stomaco e si era rivolto a uno specialista che l’aveva sottoposto all’esame denominato EGDS, l’esofagogastroduodenoscopia o più semplicemente gastroscopia. L’esito era stato purtroppo drammatico: cancro allo stomaco. Così G.P., settantunenne di Zelarino, non aveva visto altra possibilità che sottoporsi a un intervento per aver salva la vita in un centro specializzato: aveva scelto l’ospedale di Padova. E qui è arrivata la sorpresa quando sono tornati dal laboratorio analisi i campioni dei tessuti prelevati durante l’operazione molto invasiva: non si trattava di un cancro.
Dunque, c’era stato un errore a “monte”. Forse uno scambio di vetrini? Al paziente non è rimasto che presentare denuncia di fronte alle profonde ripercussioni subite a livello fisico per un intervento chirurgico che non era necessario.
L’inchiesta è stata palleggiata tra la procura di Padova e quella di Venezia, perdendo tempo prezioso perché ora incombono i termini della prescrizione. Alla fine è rimasta incardinata nella città del Santo e qui il pubblico ministero Federica Baccaglini l’ha chiusa formalmente, atto preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dello specialista gastroenterologo che aveva diagnosticato la massa tumorale, un adenocarcinoma ben differenziato, vale a dire il dottor Lidio Monego, 85 anni di Venezia, all’epoca dei fatti medico a contratto nella casa di cura privata mestrina Policlinico San Marco.
L’accusa contestata è di lesioni colpose aggravate in quanto è stato prodotto un indebolimento permanente di un organo, appunto lo stomaco. L’indagato è assistito dall’avvocato veneziano Giuseppe Sarti, mentre G.P. è tutelato dall’avvocato Marco Veneruso.
La vicenda inizia il 19 giugno 2006 quando G.P. si sottopone alla gastroscopia per indagare la natura e le cause dei disturbi da cui è afflitto. Il dottor Monego esegue la biopsia e l’esame istologico sui prelievi bioptici («frustoli eteroplasia sulla grande curvatura del corpo gastrico»), riscontrando sul materiale inviato «frustoli di adenocarcinoma ben differenziato nello stomaco».
Di fronte alla sentenza piuttosto infausta, G.P. non vuole perdere tempo prezioso e decide di operarsi nella struttura specializzata dell’ospedale di Padova per sottoporsi a un intervento di gastrectomia radicale, cioè l’asportazione di un’ampia parte dello stomaco.
Tutto inutile, come rivelerà il successivo esame anatomopatologico eseguito sull’intero stomaco: nel paziente viene riscontrata solo una erosione di appena tre centimetri, escludendo il tumore.
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