Venezia, taxi e motoscafi sfrecciano in laguna: «Corse a 50 all’ora dove il limite è 20»
Dopo la morte di due giovani travolti da un taxi nel canale di Tessera, il traffico acqueo resta sotto accusa. Taxi, motoscafi e imbarcazioni per il trasporto turistico corrono tra Tessera e Burano, con onde che danneggiano le rive e mettono a rischio la sicurezza

Sperimentazione. Sul Gps in barca e sui controlli del Barcavelox estesi a tutta la laguna. Dopo lunghi silenzi la politica e le istituzioni muovono i primi timidi passi. Ma forse è ancora poco. Cosa c’è da sperimentare e da studiare in una laguna e una città ridotte allo stremo, sotto la furia di onde che nessuno è in grado di ridurre? Più che altri studi basterebbe prendere una barca e osservare. Passare qualche ora nei luoghi strategici del traffico acqueo.
E rendersi conto che un intervento non è più rinviabile. Ne va della sicurezza delle persone, oltre che della salvaguardia dell’ambiente. Poco più di un mese fa due ragazzi travolti e uccisi da un taxi nella notte nel canale di Tessera. Oggi non è cambiato nulla. Anzi. Taxi e motoscafi sfrecciano a tutte le ore. Senza paura, senza rispetto. Loro stessi faticano a stare in equilibrio sulle onde. Corse a 50 chilometri orari dove il limite è di 20. Sorpassi e gimkane sull’acqua. Tutto consentito, tutto tollerato. Più si corre, più corse si fanno e più si guadagna.
Dunque, gli studi sono stati fatti. Anche se vanno aggiornati. Le barche in laguna sfiorano le centomila unità. Vanno censite e controllate. Ma di queste una minima parte sono il problema più urgente. I taxi e i motoscafi del noleggio. Le licenza rilasciate dal Comune sono circa 400. Ma con l’uso disinvolto dei sostituti, utilizzati 24 ore su 24, il numero delle barche che circola quasi triplica. Non ci sono turni da otto ore, ma con l’ “extra turno” concesso dal Consiglio comunale si viaggia h24, senza soluzione di continuità. I taxi sono tanti, sempre di più.
A quelli con licenza comunale si aggiungono quelli degli alberghi, delle vetrerie, gli “abusivi”, e adesso anche quelli da diporto (targa LV) che trasportano turisti. Una babele. Che nessuno mai ha pensato di mettere in ordine. La gestione commissariale durata una decina d’anni ha lasciato soltanto una cosa di buono: le targhe per il diporto.
Il resto è stato presto dimenticato. A cominciare dal fermo amministrativo, la possibilità di fermare il mezzo che viola le ordinanze più di tre volte. Molto più pesante e deterrente di una multa da 100 euro che vale all’incirca mezza corsa da Venezia all’aeroporto.
Basta osservare. E vedere che non solo il canale di Tessera, ma anche quello di Burano sono diventate autostrade. La foto che pubblichiamo è stata scattata un venerdì pomeriggio qualunque. Si corre, ci si supera per arrivare prima. Non si rallenta nemmeno davanti alle isole. Le onde schiaffeggiano le murature, provocano piccoli crolli. Portano in mare i sedimenti delle barene, difese naturali della laguna e di Venezia. Creano minacce alle piccole barche a motore e a remi.
Nei canali interni non va meglio. Il “Barcavelox” introdotto lo scorso anno dall’amministrazione Brugnaro è previsto dalla legge, ma può essere ancora impugnato dagli avvocati per mancanza di omologazione. Dovrebbe arrivare entro l’anno. Intanto si corre. E anche i controlli dall’alto non fanno più paura, e la situazione sta sfuggendo di mano. La “moral suasion” non funziona, anche perché risulta difficile trattare con centinaia di “ditte singole”. “Non è solo colpa nostra”, si difendono i rappresentanti dei motoscafisti”.
È vero, ci sono anche i vaporetti Actv, le barche di Alilaguna, i “topi” da trasporto diventati portaerei in ferro che entrano nei piccoli rii, spesso autorizzati con deroghe dal Comune. Ci sono i barchini che sfrecciano anche la notte. Ma la colpa non è sempre di qualcun altro. È il momento delle regole. Facendole rispettare si difende la città. E anche chi lavora sull’acqua potrà lavorare meglio.
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