Indennità e affitti, la ricetta della Cgil per rimpinguare gli uffici pubblici a Venezia

Continua il dibattito sulla carenza di personale in centro storico e sulle misure per fermare questa emorragia. Il sindacato: «Subito la zona disagiata, altrimenti i servizi sono a rischio»

Maria Ducoli
Una manifestazione cittadina per la residenza a Venezia
Una manifestazione cittadina per la residenza a Venezia

Davanti al rischio - concreto - dello stallo dei servizi pubblici, dovuto alle specificità della città d’acqua che allontanano i dipendenti pubblici, servono misure concrete. Parola di Cgil. Nei giorni scorsi, ordini professionali e categorie hanno raccontato alla Nuova Venezia le difficoltà riscontrate negli uffici pubblici, ma anche negli ospedali e nelle scuole, dettate dai costi di vita troppo alti in centro storico, dalle case ai trasporti.

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Zona disagiata e affitti calmierati

Ora, a intervenire nel dibattito, sono Daniele Giordano e Ivan Bernini, rispettivamente segretari della Cgil e della Funzione Pubblica, che propongono un pacchetto articolato di interventi straordinari. «Venezia va riconosciuta zona disagiata», arrivano dritti al punto i due sindacalisti, «così da tenere conto delle particolari condizioni abitative e logistiche». A questo si affiancherebbe l’introduzione di una “indennità veneziana”, un contributo economico stabile per chi lavora in laguna, con attenzione ai redditi medio-bassi.

Uno dei nodi centrali riguarda la casa. La Cgil propone di destinare il 25% degli alloggi pubblici — tra Erp, Ater e social housing — ai lavoratori dei servizi essenziali, prevedendo sia soluzioni temporanee per i neoassunti sia affitti calmierati per chi non rientra nelle graduatorie tradizionali.

Medici, infermieri, ma anche insegnanti, vigili, dipendenti degli enti locali e della giustizia: la ricetta per ripopolare uffici, ospedali e aule, per la Cgil, non può non passare dalla residenzialità, oggi piaga del centro storico, con la morsa turistica che non lascia spazio alle case per i residenti.

I trasporti

«Altro capitolo cruciale è quello della mobilità. Il sindacato chiede il rimborso totale o una forte riduzione dei costi di trasporto, insieme a misure dedicate per chi lavora su turni e per chi deve raggiungere sedi particolarmente disagiate» spiegano.

Tra le proposte anche una revisione delle regole su assegnazioni e trasferimenti all’interno dei servizi pubblici, con incentivi alla permanenza e percorsi di fidelizzazione del personale, oltre a misure di conciliazione tra lavoro e vita privata, come accesso facilitato ai servizi educativi e una migliore organizzazione degli orari in relazione ai tempi di spostamento. Il rischio, altrimenti, è quello che il personale arrivi ma poi faccia le valigie appena può.

Piano straordinario di assunzioni

La piattaforma si completa con un piano straordinario per coprire gli organici, ridurre il precariato e stabilizzare il personale, e con l’istituzione di un tavolo permanente in Prefettura che coinvolga istituzioni e parti sociali per monitorare l’andamento della situazione.

«Venezia non può essere trattata come una sede ordinaria», avvertono Bernini e Giordano, «Senza interventi su casa, salari, mobilità e condizioni di lavoro, il rischio è quello di uno svuotamento progressivo dei servizi pubblici essenziali. Una prospettiva che metterebbe in crisi non solo il sistema dei servizi, ma l’intera città».

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