Venezia, lungo il Rio Novo si corre troppo: atto tra artigiani e polizia locale

La stretta contro gli eccessi annunciata alle categorie, Confartigianato sollecita gli iscritti a rispettare le regole. Il direttore Masat: «È l’ora di pensare davvero al Gps»

Maria Ducoli
Traffico acqueo in Rio Novo a Venezia
Traffico acqueo in Rio Novo a Venezia

Sui cellulari degli artigiani veneziani, in questi giorni, è arrivata una mail per invitarli alla prudenza nel percorrere il rio Novo, in vista del rafforzamento dei controlli da parte della polizia locale.

La sinergia con i vigili

La scorsa settimana, il comando della Locale ha infatti contattato le categorie per comunicare la stretta sul traffico acqueo, chiedendo di informare i loro associati. Detto fatto. Confartigianato ha subito scritto ai suoi oltre mille soci per raccomandare loro il rispetto dei limiti di velocità. «Credo», commenta il direttore Matteo Masat, «che sia una forma di allenamento al rispetto della città. È giusto che queste decisioni non piombino dall’alto ma che ci sia una sinergia con le categorie, nell’ottica di educare le persone al rispetto della velocità e, di rimando, anche di Venezia».

I controlli della discordia

A tirare un sospiro di sollievo per i controlli della polizia locale sono soprattutto i residenti, dopo anni di proteste, scontri e carte bollate. A stabilire la stretta, un’ordinanza del Tribunale, in seguito alla denuncia di una farmacista che vive nella zona, esasperata dai rumori a tutte le ore del giorno e della notte. Mentre il comando dei vigili si attrezza per serrare le maglie sul traffico nel canale, il Comune ha deciso di opporsi ai controlli imposti, presentando reclamo al Tribunale. La decisione è stata presa durante l’ultima seduta della Giunta, su proposta dell’assessore all’Avvocatura Paolo Romor. Ca’ Farsetti ha contestato la validità delle perizie e il fatto che il Tribunale abbia «attribuito esclusiva responsabilità per le immissioni alla velocità di transito delle imbarcazioni, senza considerare che si tratta di condotte tenute da soggetti terzi rispetto all’amministrazione comunale», si legge nella delibera. L’ordinanza, fin da subito, aveva fatto storcere il naso alla Giunta gialla con il sindaco Venturini che aveva ribadito la necessità di trovare un equilibrio tra la città che deve vivere e lavorare e quella che deve essere tutelata a causa della sua fragilità. Due facce della stessa medaglia, spesso in conflitto tra loro.

Masat: «Sprint sui Gps»

Il direttore di Confartigianato si dice favorevole ai controlli e all’utilizzo del telelaser, in dotazione alla polizia locale. «Bene tutti quegli strumenti che ci possono aiutare a controllare e diminuire il moto ondoso», dice, «oltre a essere dei deterrenti, servono anche per avere il polso della situazione sul traffico». Torna anche la proposta di installare su tutte le imbarcazioni il Gps, che permetterebbe un controllo più capillare della mobilità acquea. «Noi siamo da sempre favorevoli», aggiunge Masat, «e crediamo che consentirebbe anche di capire meglio i flussi del traffico, importanti anche per gestire le manutenzioni ed eventuali chiusure di rii e canali. L’importante è che il Gps venga messo su tutte le barche, senza eccezioni».

L’appello delle remiere

Da tempo, anche le remiere stanno chiedendo l’installazione del Gps. In piena campagna elettorale, in una sala San Leonardo gremita, il Gruppo Insieme si era rivolto ai candidati andando dritto al punto: «Chiunque vinca le prossime elezioni non può non affrontare il tema del moto ondoso, sempre più urgente», aveva dichiarato il portavoce Lucio Conz, «in che modo trattarlo? Con il Gps, l’omologazione del SiSa e prevedendo delle domeniche ecologiche anche nei canali». Ad elezioni superate, a Giunta insediata, l’appello resta invariato.

Barche in aumento

La necessità di affrontare il tema è legata anche all’aumento dei natanti a motore in circolazione. Solo 250 nel 1936, diventate 4.400 nel 1961, 31.650 nel 2003 e ben 60.497 nel 2022. Negli ultimi 20 anni, la crescita è stata del 91%. Un bel problema, dal momento in cui si traduce in più traffico nei canali, onde sempre più alte e meno sicurezza nei canali. Più barche, ma anche onde più alte: se a metà degli anni ‘80 l’onda media si fermava a 39 centimetri e veniva comunque considerata dannosa e troppo alta, oggi ha superato il metro.

 

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