Venezia, centinaia di ricorsi contro il barcavelox: udienze nel 2032
Tempi lumaca per le impugnazioni al giudice di pace: sei anni di tempo prima di discutere se la multa, presa per eccesso di velocità in laguna, debba o meno essere pagata.

Sei anni di tempo prima di discutere se la multa, presa per eccesso di velocità in laguna, debba o meno essere pagata.
Sono state infatti messe in calendario per il 2032 centinaia di impugnazioni fotocopia davanti al giudice di pace delle sanzioni comminate dalla polizia locale nell’ambito dei controlli per il Barcavelox ai danni di tassisti, trasportatori e imbarcazioni da diporto. Un po’ come del resto capita anche per le multe frutto di violazioni del codice della strada. Solo che in ballo c’è una partita fondamentale per il futuro di Venezia e per la sua salvaguardia.
Una situazione paradossale, come per altro emerso in un recente incontro tra i rappresentanti delle remiere e la Prefettura incentrato proprio sulla sicurezza in laguna, se si considera che il sistema per contrastare il moto ondoso in città è ancora in fase sperimentale fino a fine anno.
E che soprattutto rischia di far venire meno l’effetto deterrente per cui quello stesso sistema è stato ideato e messo in pratica. Insomma, allo stato attuale il Barcavelox rischia di restare un’arma spuntata nelle mani del Comune (che finora ha già incamerato oltre 50 mila euro da chi non ha impugnato il verbale e ha pagato la sanzione) nel contrasto al fenomeno del moto ondoso.
Il destino di centinaia e centinaia di verbali, del resto, sembra essere lo stesso. Da un lato, infatti, le croniche difficoltà di personale e di smaltimento delle pratiche all’ufficio del giudice di pace di Venezia hanno portato i tempi della giustizia da un allungamento impensabile.
Dall’altro, a quelle al giudice di pace si sommano le centinaia e centinaia di ricorsi contro altrettanti verbali di multa presentati secondo quanto previsto dalla legge 689 del 1981 che disciplina l’illecito amministrativo. «Quanti ne sono stati presentati finora? A centinaia e centinaia», conferma l’avvocato Jacopo Molina. In questo caso, la procedura prevede che le persone multate presentino degli scritti difensivi alle amministrazioni competenti (e quindi Comune, Capitaneria, Autorità portuale, Provveditorato). All’esito dell’iter, l’amministrazione deve decidere se archiviare o se adottare un’ordinanza di ingiunzione, impugnabile entro trenta giorni e altrimenti eseguibile.
Ed è proprio contro questa eventuale seconda ordinanza che si può poi presentare un ulteriore ricorso. Insomma, una lunga trafila dall’esito incerto, durante la quale il pagamento della multa resta comunque sospeso. La preoccupazione delle remiere per questa situazione è emersa anche durante un recente incontro in Prefettura, nel corso del quale è poi stato nuovamente affrontato il problema delle poche tratte attive ogni giorno con controlli effettivi (sulle 74 totali).
«Se esaminiamo i canali presidiati dal sistema possiamo dire, senza possibilità di smentita, che non sta funzionando o meglio che non sta producendo alcun risultato effettivo», la denuncia di pochi giorni fa del gruppo Insieme contro il Moto ondoso, «poiché non sta riducendo il moto ondoso. Se il sistema era stato concepito per controllare il rispetto dei limiti di velocità, fissati dalla Commissione per lo studio del moto ondoso per ridurre le altezze d’onda, e attualmente invece, dopo gli effetti positivi dei primi giorni di attivazione, il moto ondoso ha ripreso a imperversare nei canali attorno alla città, possiamo dire che non sta funzionando».
Di questi problemi si parlerà il due ottobre alla Bucintoro nel corso dell’incontro organizzato dall’associazione El Felze e a cui parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni.
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