A Venezia la protesta dei genitori della Diedo: «Comune, il futuro dei bambini non si vende»
La mobilitazione delle famiglie, martedì 10 marzo, contro la vendita dell’immobile in fondamenta Grimani. La trattativa immobiliare è in corso, mamme e papà chiedono certezze e chiamano in causa l’amministrazione comunale

A campanella suonata, con i bambini ormai entrati tutti nella scuola di fondamenta Grimani, a Cannaregio, martedì 10 marzo i genitori hanno srotolato striscioni e alzato cartelli al cielo, chiedendo risposte. Certezze sul destino della scuola primaria Diedo, in vendita da ormai un mese. Da tempo, le famiglie ricevono rassicurazioni che, però, trovano poco riscontro nella pratica.
La trattativa immobiliare è in corso, il Comune ancora settimane fa aveva fatto sapere di star avviando delle stime per calcolare il valore dell’immobile, in vendita a dieci milioni di euro per conto dell’ordine delle suore della Riparazione.
Da una parte, il pressing dell’agenzia immobiliare incaricata alla compravendita, dall’altra un’amministrazione che ha messo diverse carte in tavola, da un possibile acquisto a un rinnovo del contratto di locazione fino all’ipotesi dell’esproprio del bene. Nel mezzo, genitori preoccupati all’idea di perdere la loro scuola. Il tutto nel mezzo della campagna elettorale dove salvare l’istituto non è solo una battaglia di principio e residenzialità, ma anche una spilletta acchiappa voti.
Le famiglie, però, non ci stanno e si dicono stanche di aspettare. Così, ecco la protesta. L’ennesima, nel tentativo di non spegnere i riflettori sulla Diedo e di ottenere qualcosa di concreto. “Comune: il futuro dei bambini non si chiude”, recita il lenzuolo appeso fuori dall’istituto.
«Non riceviamo nessuna risposta dall’amministrazione comunale», fanno sapere i genitori, «L’assessore Venturini ci aveva detto che ci avrebbe ricevuti per aggiornarci, ma le nostre mail non hanno mai trovato risposta. E il 14 scade il termine, perciò dopo il caos fatto con il bando ci sembra il minimo che qualcuno ci dia delle risposte», aggiungono.
Infatti, l’immobiliare aveva fissato come data ultima quella di sabato per accettare le condizioni di vendita, in modo da arrivare al preliminare entro il 30 aprile, ma tutto è ancora fermo. Il timore delle famiglie è che succeda come a gennaio, quando l’ordine religioso aveva mandato un ultimatum al Comune, “colpevole” di silenzi e ritardi, davanti ai quali le suore si erano spazientite, decidendo di vendere l’immobile una volta per tutte.
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