Morte di Alex Marangon, dalla perizia la verità sulle droghe
L’inchiesta sul decesso del 25enne di Marcon. Depositati gli esiti dell’esame che stabilisce quali sostanze siano state assunte dai presenti al rito all’abbazia di Vidor

Cocaina, erbe amazzoniche (ayahuasca), un misto delle due e forse di altre sostanze. Definire quali e chi le abbia assunte durante la cerimonia “purificatrice” all’abbazia di Vidor, è uno dei nodi cruciali dell’inchiesta sulla morte di Alex Marangon. Dopo mesi di attesa, ieri in tribunale è stata depositata la perizia relativa alle analisi del capello disposte a gennaio dagli inquirenti sui partecipanti alla “Festa del Sol del Putamayo”.
Tra questi c’era anche il venticinquenne veneziano ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del Piave. Cinque i nomi iscritti nel fascicolo aperto in procura all’indomani della morte del giovane in cui si ipotizza il reato di morte come conseguenza di altro delitto e cessione di sostanze stupefacenti. Sono quelli di Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, organizzatori della due giorni di musica e medicina; Alexandra Diana Da Sacco, moglie del proprietario dell’abbazia; e i due curanderos colombiani, Jhonny Benavides e Sebastian Castillo, guide spirituali addette alla preparazione del decotto a base di erbe esotiche e alla sorveglianza dei partecipanti durante il rito.
I primi ad attendere la notifica degli esiti delle perizie, che dovrebbero arrivare in queste ore, sono i familiari del barista di Marcon, rappresentati dall’avvocato Stefano Tigani. L’analisi aggiunge un ulteriore tassello nella difficile ricostruzione dei fatti della notte fra il 29 e il 30 giugno. Ai partecipanti al rito nella chiesa sconsacrata lungo il Piave, sono state date quelle che gli organizzatori hanno definito “purghe”, nient’altro che una miscela di sostanze psicotrope, fra cui l’ayahuasca, un’erba amazzonica che può far perdere il controllo di sè. Questo il contesto nebuloso e alterato in cui si è consumata la tragedia.
Un incidente o l’epilogo di un’aggressione? Gli inquirenti sembrano pendere verso la prima ipotesi per cui Alex, in preda alle visioni, si sarebbe gettato nel vuoto precipitando per 15 metri dalla terrazza dell’abbazia. Una tesi che i genitori del venticinquenne hanno respinto fin da subito, trovando riscontro anche nelle valutazione del consulente medico di parte per cui le ferite sul corpo del giovane non sarebbero compatibili con una caduta dall’alto, bensì con una colluttazione.
Mentre l’inchiesta fa il suo corso, i famigliari si impegnano a custodire la memoria del figlio scomparso. Da gennaio è aperto il Premio culturale Alex Marangon, con sezioni di fotografia, musica e scrittura che sta raccogliendo molte adesioni anche dall’estero.
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