Venezia, un piano dei servizi sociali per aiutare gli accumulatori seriali

Il progetto del Comune di Venezia, “Diamoci una mano”, aiuterà inizialmente 170 persone fragili residenti nel Comune di Venezia e in quelli di Marcon e Quarto d’Altino. Di queste 170 persone, 55 sono persone anziane e 115 sono persone adulte che hanno bisogno di interventi personalizzati a domicilio, con un approccio integrato che coinvolge diverse professionalità 

Una casa sgomberata anni fa a Marghera
Una casa sgomberata anni fa a Marghera

Intervenire direttamente a casa delle persone più fragili, affrontando con un approccio a 360 gradi sia i problemi abitativi, sia sociali, per evitare che le situazioni di disagio si aggravino fino a diventare vere e proprie emergenze.

Come quelle del barbonismo domestico o del disturbo di accumulo. Si tratta di persone che trasformano la casa, in affitto o di proprietà, in vere e proprie discariche di oggetti. O che hanno una casa ma che finiscono per il viverci dentro, e fuori, come clochard. Fenomeni su cui non esistono stime ufficiali ma che secondo gli esperti sono in costante crescita, in particolare nelle grandi aree urbane. Solitudine, isolamento sociale, specie tra anziani e persone che vivono da sole, contribuiscono ad aumentare anche queste forme gravi di marginalità. Intercettare i casi non è facile.

Spesso emergono quando diventano di dominio pubblico per le pulizie coatte degli alloggi disposte da Comune e Usl per motivi igienici e dopo le proteste dei vicini di casa. Tanti i casi in questi anni segnalati in terraferma.

Ora di questi fenomeni si occupa il progetto del Comune di Venezia, “Diamoci una mano”, che aiuterà inizialmente 170 persone fragili residenti nel Comune di Venezia e in quelli di Marcon e Quarto d’Altino. Di queste 170 persone, 55 sono persone anziani e 115 sono persone adulte che hanno bisogno di interventi personalizzati a domicilio, con un approccio integrato che coinvolge diverse professionalità e combina sostegno sociale, accompagnamento educativo, cure familiari, socializzazione e, quando necessario, sgomberi e piccoli lavori di manutenzione.

Un piano da 3 milioni di euro che prenderà il via dal primo marzo 2027 fino al 28 febbraio 2030. L’iniziativa nasce dall’esperienza dei Servizi Sociali e da un’analisi condotta nel biennio 2022-2023, che ha rilevato condizioni di grave fragilità sociale nel 18% delle persone e dei nuclei familiari seguiti. Le difficoltà riguardano soprattutto l’isolamento, la mancanza di reti di sostegno, i problemi relazionali e di raggiungimento dell’autonomia. Particolare attenzione è rivolta alle situazioni di accumulo, incuria e insalubrità degli ambienti domestici.

Tra gli obiettivi anche quello di facilitare l’accesso ai servizi sociali e sanitari, migliorare le condizioni igienico-sanitarie delle abitazioni e favorire la cura della casa e della persona, collaborando con servizi sanitari, istituzioni, Terzo Settore e realtà del territorio.

L’intervento rientra tra le azioni pensate per la popolazione più anziana e fragile.

Nel Comune sono infatti 72.148 le persone con più di 65 anni, pari al 28,7% della popolazione, e tra queste 26.821 vivono sole.

Il problema non è solo la non autosufficienza. Pesano la solitudine, il progressivo impoverimento delle reti familiari e sociali e le difficoltà nella gestione della vita quotidiana e dell’abitazione. Il Comune attraverso la Coesione sociale ha attivato servizi che coinvolgono circa 4.700 anziani, con un investimento annuo vicino ai 20 milioni di euro.

Ci sono le azioni di sostegno ai non autosufficienti con 3.521 beneficiari e un impegno che da solo vale circa 5,8 milioni di euro per l'assistenza tutelare, 1 milione per le cure familiari e 4,29 milioni attraverso le ICD regionali. Poi gli interventi di accompagnamento e mobilità con 1.226 beneficiari e che, tra sostegni, dimissioni protette, alloggi protetti e integrazioni alle rette dei Csa vale quasi 6 milioni di euro.

Cento persone godono di aiuti attraverso la domotica, teleassistenza in alloggi protetti con caregiver condominiali (spesa da 2,4 milioni). Ora arrivano i 3 milioni di euro di “Diamoci una mano” per agire sulle situazioni nelle quali la fragilità non è riconducibile a un solo bisogno, ma nasce dall’intreccio tra isolamento sociale, difficoltà nella cura di sé, deterioramento delle condizioni dell’abitazione, accumulo, assenza o debolezza delle reti familiari e progressiva perdita di autonomia. Dice l’assessore Ermelinda Damiano: «Vogliamo raggiungere le persone più fragili là dove vivono, senza limitarci a intervenire sull’emergenza o sul degrado dell’abitazione. Dietro una casa in condizioni difficili si nascondono spesso solitudine, perdita di relazioni e situazioni personali complesse. Il nostro obiettivo è ricostruire insieme alla persona condizioni di autonomia e dignità, rafforzando le reti sociali e prevenendo il ripetersi del disagio. È un welfare che entra nei luoghi di vita, mette insieme professionalità diverse con risposte su misura».

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia