Venezia piange l’ottico delle star, addio a Ugo Carlon
Cinquantadue anni, portava avanti Micromega, attività fondata dal padre a San Marco. Da lui acquistavano gli occhiali Yoko Ono e Concita De Gregorio. La passione smisurata per la vela al terzo, gli amici di regata: «Era un punto di riferimento in mare»

Era conosciutissimo per i suoi occhiali, dei capolavori apprezzati anche dalle star, da Yoko Ono a Concita De Gregorio. Venezia piange l’ottico Ugo Carlon, che da anni portava avanti l’attività avviata dal padre, Micromega, l’ottica in calle delle Ostreghe a San Marco.
Cinquantadue anni e una passione smisurata per la vela al terzo e per la montagna, Ugo lascia due figlie di 13 e 17 anni e la moglie. A piangerlo sono anche gli amici dell’associazione Vela al terzo, con cui aveva condiviso regate e gite in laguna.
«Siamo una famiglia allargata», commenta Andrea Vernier, «le nostre barchette di legno non sono performanti. Una volta abbiamo fatto la traversata dell’Adriatico con Ugo e avevamo la sensazione che le nostre barche fossero dei gusci, uno vicino all’altro». Con i suoi baffi scuri, lo sguardo dolce e il sorriso beffardo, Ugo diventava un punto di riferimento in mare. «Aveva una cura maniacale di qualsiasi cosa», aggiunge commosso Vernier, «lavorava con estrema precisione. ILo ricordavamo con alcuni amici della vela, sorridendo ci siamo detti: ma quanto rompeva quando il motore si bloccava? Peccato che la vita è più complicata di un motore o di un bullone».
Il cinquantaduenne, infatti, stava attraversando un periodo difficile. Un mare burrascoso, forse troppo, che non è riuscito a dominare. Lo sguardo sempre davanti a sé, ma la vita lo ha travolto. Nonostante le nuvole scure, però, Ugo non ha mai perso la sua ironia. Solo una quindicina di giorni fa, in un messaggio agli amici aveva scritto “Sono tanto bravo in mare, ma un disastro nella vita”.
«Aveva sempre un sorriso beffardo sulle cose», prosegue Vernier, «l’ironia e il sarcasmo lo contraddistinguevano». E poi la generosità. Quando l’associazione, anni fa, perse all’improvviso il proprio presidente, Carlon diede la propria disponibilità per diventare direttore sportivo. «Un ruolo fondamentale, perché abbiamo il campionato più frequentato di tutto il Mediterraneo, ma se qualcuno non si prendeva la briga di metterci la faccia e assumersi la responsabilità, non si sarebbe più fatto nulla. Ugo amava andare in barca, ma decise di rinunciare alla regata per permettere agli altri di continuare a farla».
Accanto al mare, Carlon amava anche la montagna, dove faceva arrampicate e lunghe passeggiate con la famiglia. L’ultimo saluto all’ottico cinquantaduenne sarà giovedì alle 11, ai Santi Apostoli.
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