Venezia piange Anna Ponti, femminista ante litteram

Figlia del primo sindaco dopo la guerra, è stata impegnata in politica, cultura e società civile. Fino alla fine ha lottato per la verità sulla morte del marito Giorgio Montanari, assassinato a Modena: un omicidio senza colpevole

Costanza Francesconi
Anna Ponti
Anna Ponti

Si è spenta domenica 9 agosto all’età di 95 anni la veneziana Anna Ponti, figlia di Giovanni Ponti, primo sindaco della Venezia liberata dal nazifascismo e presidente della Biennale della ripresa. Una femminista ante litteram, volto del Novecento, viveva vicino a Piazzale Roma

. Classe 1930, Ponti ha sempre rinnovato negli anni il suo impegno politico, civile e culturale nel capoluogo lagunare. Un percorso contrassegnato da importanti traguardi per Venezia, dalla Consulta delle cittadine, al Premio Pasinetti per il cortometraggio, di cui è stata presidente, dalla riscoperta del Teatrino di Villa Groggia, al lavoro per gli anziani nell’Auser.

Nel 2020 è stata raccontata con affetto e profondità nel ritratto “Anna Ponti. Tre vite in una”, un viaggio per immagini ripreso, montato e prodotto dalla videoartista Elisabetta Di Sopra, arricchito dalla introduzione di Roberto Ellero. Aveva sposato Giorgio Montanari, primario di una clinica ginecologica di Modena assassinato nel 1981 con una raffica di colpi di arma da fuoco. Un omicidio senza colpevoli per cui la vedova ha lottato fino alla fine dei suoi giorni nel tentativo di risolvere quello che aveva assunto i contorni di un vero e proprio cold case della storia recente italiana.

Era l’8 gennaio del 1981 quando l’uomo, allora di 51 anni e direttore della clinica ostetrico-ginecologica del policlinico universitario di Modena, mentre rincasava fu raggiunto da sette colpi di calibro 45. Pesavano all’epoca le sue posizioni scomode favorevoli all’aborto. Poco dopo il lutto per il marito, seguì per Anna Ponti anche quello della figlia.

La morte di Anna Ponti scuote la comunità veneziana tutta, legata alla sua figura e alle sue battaglie.

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