Locazioni turistiche a Venezia, il dossier in eredità al nuovo sindaco: l’esempio di Firenze

La regolamentazione degli affitti brevi torna al centro del dibattito politico. Tra pressioni per nuove restrizioni, modelli Firenze e Barcellona e divisioni nella maggioranza, la nuova giunta dovrà trovare un equilibrio

Eugenio Pendolini
Venezia, nuova sfida sulle locazioni turistiche: si riapre il dossier dopo il fallimento della giunta Brugnaro
Venezia, nuova sfida sulle locazioni turistiche: si riapre il dossier dopo il fallimento della giunta Brugnaro

Dopo il fallimento della proposta avanzata nella scorsa consiliatura, sulla regolamentazione delle locazioni turistiche si gioca una delle prime e più importanti sfide della nuova giunta che dovrà tenere insieme sensibilità diverse sul tema.

Cruciale, negli equilibri interni tra i gialli di Simone Venturini, la Lega e Fratelli d’Italia, sarà quindi la scelta del nuovo assessore al turismo chiamato a sostituire l’attuale sindaco.

Che il tema sia centrale per la città, lo dimostra la richiesta trasversale di regole più rigide. Vale per le associazioni che si battono per la residenzialità e che denunciano un mercato immobiliare quasi inaccessibile per i nuovi residenti. Vale anche per i proprietari di case che immettono nel mercato turistico i propri appartamenti come strumento di integrazione al reddito, ma che si sentono indifesi contro i grandi gruppi immobiliari che affittano indiscriminatamente dozzine di case in città, alla stregua di veri e propri alberghi mascherati. I casi di Barcellona all’estero e di Firenze in Italia, dimostrano che governare il fenomeno si può.

Già, ma come?

Il tentativo fallito

La proposta avanzata dall’ultima amministrazione Brugnaro era finita su un binario morto dopo essere stata presentata nell’ottobre del 2024. Prevedeva, tra le altre cose, l’obbligo di iscrizione in un registro ad hoc previo deposito della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) per chi intendesse affittare la casa per oltre 120 giorni, l’obbligo di check-in di persona e di fornire agli ospiti sacchetti per la raccolta differenziata dotati di etichette adesive recanti il codice identificativo.

Fin da subito erano arrivate contestazioni dalle associazioni dei proprietari di casa che contestavano, tra i vari punti, l’aggravio burocratico previsto per svolgere l’attività e la necessità di indicare fin dai primi giorni dell’anno il calendario dei giorni in cui si intendeva affittare ai turisti.

Ciò nonostante, l’iter di approvazione era iniziato con le prime discussioni in commissione. Dopo qualche mese, però, erano emerse le prime divergenze. E così le discussioni interne alla maggioranza (e l’avvicinarsi delle elezioni amministrative) avevano portato allo stop. Più di qualche mal di pancia si era registrato all’interno del gruppo consiliare della Lega e soprattutto di Fratelli d’Italia, con tanto di richiesta di approfondire alcuni aspetti tecnici all’avvocatura civica del Comune. Insomma, la proposta sembrava indigesta a una parte dell’ex maggioranza. Bisognerà ora capire se la nuova giunta ripartirà da quella bozza o se la proposta sarà rivista.

La moratoria

Nel nulla è finita anche la proposta di moratoria di due anni per le nuove locazioni avanzata dalle opposizioni negli ultimi mesi della scorsa consiliatura.

La base di partenza di questa iniziativa resta l’emendamento Pellicani approvato nel 2022 e che prevede l’obbligo di cambio di destinazione d’uso per chi affitta per più di 120 giorni.

Così a Firenze

Nel frattempo, in Italia, c’è chi si è già mosso, Il Comune di Firenze, ad esempio, giovedì scorso ha dato il via libera all'estensione del blocco per le nuove locazioni turistiche brevi anche fuori dal centro storico.

Si tratta di una misura inedita in Italia, mirata a tutelare la residenzialità e a frenare l'impennata dei canoni d'affitto tradizionali. Mentre il primo stop (introdotto nel 2025) riguardava esclusivamente l'area UNESCO del centro storico, la nuova modifica estende il divieto di aprire nuove attività di locazione turistica a tutta una serie di aree periferiche e semicentrali. Il regolamento salva i piccoli proprietari che non fanno business puro: lo stop non si applica se decidi di affittare per brevi periodi solo una porzione.

Una linea piuttosto dura, quella del capoluogo toscano, che si ispira dichiaratamente al modello di Barcellona.

Il modello Barcellona

Il sindaco della capitale catalana, infatti,ha già annunciato che a partire dal 2028 la città non rinnoverà le licenze degli oltre 10 mila appartamenti che vengono affittati a breve termine ai turisti.

E in Italia? Tra il 2024 e il 2026, il quadro normativo nazionale è stato profondamente irrigidito con l'obiettivo di contrastare l'evasione fiscale, mappare il fenomeno e garantire la sicurezza degli ospiti.È stato previsto ad esempio l’obbligo del Cin (Codice Identificativo Nazionale); l’obbligo di partita Iva per chi affitta da tre appartamenti in su; l’obbligo di avere in casa rilevatori di gas, rilevatori di monossido di carbonio ed estintori portatili a norma di legge.

Da tempo si attende invece una normativa quadro con dei limiti effettivi al numero di giorni. In assenza della quale, sono i singoli comuni a muoversi ognuno per conto proprio. E Venezia cosa deciderà di fare? 

 

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