Venezia, ipotesi di vendita dei Tre Oci per salvare i conti dell'M9

La crisi del museo di Mestre, la Fondazione che potrebbe cedere il suo gioiello, "casa della fotografia"
Il museo M9 di Mestre e la Casa dei Tre Oci alla Giudecca, entrambi della Fondazione di Venezia
Il museo M9 di Mestre e la Casa dei Tre Oci alla Giudecca, entrambi della Fondazione di Venezia

VENEZIA. Giornata “fiume” di audizioni in videoconferenza per la Fondazione di Venezia. Con nuovi scenari per valorizzare gli immobili della principale Fondazione bancaria del Veneziano che da un lato deve mettere in sicurezza i propri “gioielli” e dall’altra deve accompagnare all’autosussistenza il progetto più dispendioso, il museo M9 con il distretto commerciale, costato 110 milioni di euro.

Dopo la relazione degli Advisor della Bocconi, ad animare il dibattito in consiglio generale è stato Tommaso Santini, ex amministratore di Vega Scarl e oggi consulente della Fondazione. Che avrebbe, dicono le indiscrezioni, presentato un ventaglio di proposte di valorizzazione che non riguardano solo il distretto museale di Mestre ma anche uno dei “gioielli”, la Casa dei Tre Oci alla Giudecca.

Il consulente dalla Fondazione avrebbe proposto per la Casa dei Tre Oci una ipotesi finora mai messa nero su bianco ovvero la sua vendita sul mercato internazionale con finalità residenziali. Possibilità che deve però fare i conti sia con i possibili limiti di un cambio di destinazione d’uso sia con l’esplorazione di altre strade, ovvero la possibilità che investitori internazionali vogliano mantenere per questo spazio, votato finora alla fotografia, non solo una destinazione residenziale ma anche culturale di alto livello.

Un poco quello che è successo per Ca’ Corner della Regina. Nella valutazione sulla valorizzazione degli immobili della Fondazione, resta anche la possibile cessione della sede di Rio Novo, che potrebbe diventare appetibile non tanto come albergo (stante la crisi internazionale del turismo) ma come sede di uffici in locazione con una parte dedicata alle esposizioni. Il distretto commerciale del museo di M9 (che a quanto pare non aprirà i battenti dal 18 maggio) nella valutazione di Santini, dovrebbe vedere sia l’aumento dei canoni d’affitto con nuove locazioni, sia lo studio di una ipotesi di conferimento ad un fondo immobiliare. Ipotesi questa che è oramai una costante di gran parte del settore edilizio. Il museo non verrebbe toccato, rimarrebbe sotto il controllo della governance della Fondazione.

Ipotesi al momento che aprono scenari nuovi, se confermati, di discussione in una Fondazione che si prepara, con l’approvazione del bilancio, anche ad un cambio ai vertici, visto che non è arrivata l’attesa deroga per il presidente, Giampietro Brunello, che va quindi a scadenza. Possibili successori, stando ai rumors, sono il rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, o l’ex sindaco, e professore, Paolo Costa. Audizione in consiglio anche per l’amministratore delegato di M9 District, Edmondo Pasquetti. Dalle prime indiscrezioni, il professionista ha portato un piano ricco di azioni, che vanno dalla gestione dello spazio commerciale alla valorizzazione, sacrificando un pezzetto di museo al secondo piano, per le esposizioni e gli eventi del terzo piano che allargherebbe gli spazi per ospitare fiere tecnologiche e innovative, capaci di attrarre pubblico con esposizioni, per esempio, di droni e invenzioni. Per gli spazi ancora liberi dell’ex conve nto di via Poerio pare definitivamente tramontare l’accordo con il coworking Copernico ma altre trattative sono in corso con operatori che richiedono ampi spazi. Restano le ipotesi di riduzione di spese di servizi oggi esternalizzati con alti costi come quello della biglietteria del museo e la vendita della palazzina Meucci alla propretà del nuovo albergo a cinque stelle previsto all’ex Tim di via Pascoli.
 

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