Venezia, i bar cambiano gestore Nove su dieci rilevati da esercenti stranieri

VENEZIA. Undici subentri di attività di Pubblici esercizi tra dicembre e gennaio. E di questi, dieci sono di stranieri, quasi tutti cinesi. Il 90,1 per cento. Un microdato che fa riflettere sulla tendenza, ormai generalizzata, delle attività economiche veneziane. I nuovi contratti riguardano le aree «turistiche», più trafficate, della città storica, nei sestieri di Cannaregio e Castello.
Bar già avviati, che sono stati presi adesso in gestione da famiglie cinesi. E si aggiungono al grande numero di attività commerciali cinesi presenti nel centro storico. Non soltanto bar e piccoli ristoranti, ma negozi di borse e di pelletterie. In calle dei Fabbri è una sequenza ininterrotta di attività, dove i veneziani e gli italiani si contano sulle dita di una mano. Ristoranti gestiti da cinesi, pelletterie, bar. I negozi tradizionali sono spariti e hanno ceduto il posto a queste attività: da agosto a dicembre i passaggi di proprietà sono stati 23. Da allora le nuove aperture sono state bloccate, ma l’attività non si ferma. Nel territorio del cento storico si può soltanto «cedere» la licenza. Che peraltro non era nemmeno richiesta fino ad allora per aprire un’attività di Pubblico esercizio. Risultato, le aree del centro sono letteralmente invase da bar e plateatici. Aperti fino a qualche mese fa con la sola presentazione della Scia – la dichiarazione di un professionista – senza bisogno di alcuna autorizzazione comunale. Un fenomeno che non si ferma.
Anche nel settore dei «take away», i negozi di cibo da asporto per turisti mordi e fuggi, gli effetti della delibera votata lo scorso anno dal Consiglio comunale non si vedono. Anzi, in centro continuano ad aprire. L’ultimo in campiello Dolfin, dove al posto della banca Carige, che ha chiuso i battenti a fine anno, aprirà tra poco una rivendita milanese di pizze al taglio e panini. Nello stesso campiello ci sono già altre tre attività di questo genere. Pasta e pizza da asporto anche verso San Marco. Nelle calli strette che portano da San Lio al ponte della Canonica d’estate è quotidiano lo spettacolo dei turisti seduti per terra fuori dei locali con il piatto di pasta in mano.
Venezia ridotta a grande fast food, Disneyland che distribuisce pasti – non sempre di qualità – in ogni luogo.
E botteghe artigiane che chiudono. Un fenomeno, quest’ultimo, denunciato nei giorni scrosi dall’associazione Artigiani, con uno studio sulle attività artigiane dagli anni Sessanta a oggi. «La percentuale dei turisti che visitano la città in un solo giorno rispetto a quelli che si fermano è del 25 per cento», hanno detto le associazioni di categoria degli artigiani. «Il nostro obiettivo è quello di invertire questi numeri». —
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