Venezia, trent’anni di Granello di senape: «Le persone oltre le pene, per un carcere umano»

L’associazione nata dopo l’omicidio del Provveditore Di Ciò spegne trenta candeline e continua a portare progetti e speranza negli isitituti di pena veneziani 

Maria Ducoli
I festeggiamenti per i 30 anni dell'associazione
I festeggiamenti per i 30 anni dell'associazione

Oltre le pene, le persone. Oltre gli sbagli, la possibilità di avere una seconda chance. Questi i presupposti con cui, trent’anni fa, è nata l’associazione “Il granello di senape” che, instancabilmente, continua a portare la città nel carcere e il carcere nella città.

«LAll’origine, una tragedia, accaduta nel 1993: l’omicidio del Provveditore al Porto di Venezia, Alessandro Di Ciò, per mano di un altro dirigente della Compagnia lavoratori portuali. Un episodio che scosse l’opinione pubblica e che portò alcuni cittadini a decidere di scendere in campo. I primi passi in una realtà fino a quel momento sconosciuta furono quelli di Raffaele Levorato che diede vita a Rio Terà dei Pensieri, seguito dopo poco da Gianni Trevisan nel 1996, fondatore dell’associazione di volontariato penitenziario e della cooperativa Il Cerchio.

Con loro, anche padre Andrea Cereser che ricorda questi 30 anni tra aneddoti e sorrisi, dalla collaborazione con il patriarca Cé e Cacciari. Nel tempo, l’associazione è cresciuta e, oggi, porta progetti e orizzonti sia nel carcere maschile che in quello femminile. Dalla biblioteca multilingue ai corsi di filosofia e sartoria, fino alla rivista “Ponti”, messa a punto nel 2025 e arrivata già al quarto numero, prossima ad essere allargata anche alle detenute della giudecca, con due pagine ad hoc.

I festeggiamenti dei soci
I festeggiamenti dei soci

Granello di senape è, oggi, un’associazione quasi interamente al femminile: donne che si affacciano sulle soglie degli istituti penitenziari cercando di portare orizzonti dietro le sbarre con, alla base, il desiderio di capire, conoscere, aiutare. Lo stesso desiderio che, nel 1999, ha spinto Maria Teresa Menotto a entrare nell’associazione, di cui poi sarebbe stata presidente per dieci anni. «Volevo capire quanto di disumano e tragico stesse nelle carceri, proprio come nei manicomi. Sentivo il desiderio di trovare un senso e toccare con mano la pratica anti istituzionale che si basa sull’idea di liberarsi del carcere».

Idea mai stata così lontana come oggi, tra decreti sicurezza, introduzione di nuovi reati, inasprimenti delle pene e briciole per i progetti rieducativi. Proprio per questo, il Granello di senape è più combattivo e presente che mai. «Il volontariato ha un ruolo importantissimo nel ricreare un legame sociale, partendo dalla relazione tra dentro e fuori», aggiunge la presidente Maria Voltolina. Relazione che, però, passa anche dalle istituzioni. «Mi auguro», conclude Menotto, «che la prossima amministrazione sia in grado di creare una governance in cui il carcere è centrale. Perché questa ha fallito».

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