Venezia, per sfuggire all’arresto si getta in acqua con un chilo di cocaina

A processo tre giovani cittadini albanesi tra i 20 e i 30 anni. Condanne fino a 3 anni e 8 mesi e un rinvio a giudizio

Roberta De Rossi
Il processo al tribunale di Venezia
Il processo al tribunale di Venezia

Quando le forze dell’ordine avevano bussato al civico 509 di Castello era scoppiato il pandemonio.

Mentre l’allora inquilino - era il 2 ottobre 2024 - Nardist Abazi si piazzava sulla porta di casa, cercando di barricarsi all’interno, per poi colpire con calci e pugni i carabinieri che erano riusciti a farsi strada nell’abitazione, il fratello Rajmond Abazi era riuscito a fuggire attraverso una finestra sul retro e a scappare.

Una fuga durata fino all’imbarcadero dei Giardini, dove i carabinieri lo avevano raggiunto: nell’estremo tentativo di scappare, il giovane albanese si era buttato nell’acqua gelida del Bacino e, con sé, aveva lanciato in acqua anche il panetto di cocaina: poco meno di un chilo di stupefacente, sufficiente per realizzare 5200 dosi da vendere al minuto, hanno calcolato gli investigatori, che da tempo tenevano sott’occhio l’abitazione e il gruppo di cittadini albanesi, sospettati di muoversi per i rifornimenti di stupefacente con i barchini, tra i canali della città e in laguna.

Al tuffo dell’uomo in acqua erano seguiti minuti molto concitati, nei quali gli investigatori erano riusciti a salvare l’uomo - che rischiava di annegare sotto il peso degli abiti inzuppati - e recuperare anche la droga. Alla fine era dovuto intervenire anche il Suem 118, per prestare soccorso al giovane,

I due fratelli erano finiti in carcere con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Con loro, in casa il compagno Florec Bequiri, accusato per il possesso di droga. Per tutti e tre era anche scattata l’accusa di ricettazione, perché nell’abitazione che occupavano erano stati trovati due tablet risultati rubati. E poi una serie di cessioni di droga.

Ieri si è svolto il processo con rito abbreviato, davanti al giudice per le udienze preliminari Andrea Innocenti: a difendere Rajmond Abazi l’avvocato Marco Marcelli, Nardist Abazi l’avvocato Fabio Crea e Florenc Beqiri l’avvocata Stefania Pattarello.

Il pubblico ministero Giorgio Gava ha chiesto una condanna a 7 anni di reclusione e 27 mila euro di multa, già “scontata” di un terzo come prevede il rito.

Dopo una lunga camera di consiglio il giudice Innocenti è uscito con una sentenza di condanna a 3 anni e mezzo e 16 mila euro di multa per Bequiri; 3 anni e 8 mesi e 18 mila euro di multa per Rajmond Abazi.

È stato rinviato a giudizio - così come richiesto dalla difesa - Nardist Abazi: per lui il processo prenderà il via il 21 ottobre davanti al giudice marco Bertolo.

L’uomo, al momento, risulta latitante: dopo essere stato scarcerato al termine della custodia cautelare, è infatti svanito nel nulla. 

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