Venezia, carnevale all’Arsenale: no ambientalista

Italia Nostra e Fai: «Rappresenta un luogo sacro per i veneziani che va utilizzato ma non stravolto a fini turistici»

VENEZIA. Italia Nostra dice no all’Arsenale spettacolarizzato per il Carnevale con eventi di suoni e luci ispirati alla storia della Serenissima e musica fino a notte fonda per i giovani in una delle Tese di San Cristoforo messe a disposizione dal Comune. Lo fa con un duro comunicato.

«Ancora una volta siamo contrari», scrive Italia Nostra, «perché vediamo lontano. Vediamo i disastri prima che si verifichino e cerchiamo di prevenirli, come sulle coste italiane denunciamo gli ecomostri e sulle navi da crociera denunciamo danni irreparabili alla laguna e pericoli per la città. I promotori del carnevale parlano di “rivitalizzare” la zona di Castello attorno all’Arsenale. Ma con le loro iniziative hanno già “rivitalizzato” tutti i percorsi stradali da stazione e garage a San Marco e Rialto: centinaia di negozietti di maschere e finti vetri di Murano, T-shirts , grembiulini e borse, e poi bar, caffè, panini fast food, gelaterie, birrerie, pasticcerie e pizzerie. Questa è la rivitalizzazione non della città ma dell’Aepe (Associazione esercenti pubblici esercizi, di cui la nostra assessora al commercio Carla Rey era vicepresidente). Hanno rivitalizzato i vaporetti, già super affollati e inaccessibili a causa del turismo di massa. Ma forse adesso hanno pensato che la Celestia sta dormendo. Che il campo Do Pozzi è animato da una sola osteria, senza bancarelle, mentre campo Ruga a Castello ha un solo bar-ristorante con il plateatico, d’estate è troppo tranquillo. Non parliamo di San Pietro di Castello, dove si vedono solo i residenti e qualche sparuto turista che non ha i quattrini per un b&b più centrale. Invece noi siamo contrari perché per noi “rivitalizzare” significa un’altra cosa. Significa riportare i residenti e i negozi di quartiere, rendere le passeggiate piacevoli e istruttive come dovrebbero essere, scoraggiare le bancarelle e le invasioni di plateatico. L’Arsenale può e deve essere il luogo della nascita di attività produttive di alto livello, se vogliamo anche di alto artigianato locale, e poi di centri di ricerca e produzione scientifica, operosi, innovativi, rispettosi del luogo e della sua storia. Per i veneziani è un luogo sacro, il che non significa intoccabile o mummificato: significa che deve continuare, in un presente attivo, a testimoniare una storia che è il nostro passato e la fondazione del nostro presente. Non è con le discoteche e con le “Rive delle Maravegie” che si ottengono questi risultati».

Non dissimile, anche se meno radicale, la posizione del Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, espressa dal presidente regionale Maria Camilla Bianchini d’Alberigo: «Per l’Arsenale, come del resto per altri spazi della città da recuperare, serve un progetto complessivo da parte dell’Amministrazione, che lo riutilizzi rispettando anche le sue caratteristiche storiche e tradizionali. Non si può fare semplicemente dell’Arsenale uno sfogatoio dove collocare i turisti in arrivo per il Carnevale debordanti da Piazza San Marco, pensando di “piazzarli” lì senza altra logica che quella di smistare un po’ di flussi. “C’è l’Arsenale semivuoto, piazzamoli lì”, è la logica, con la quale non si va lontano. L’Arsenale e la città meritano qualcosa di meglio».

A difendere la manifestazione è invece il direttore artistico Davide Rampello: «Non ci sarà nessuna discoteca, ma solo uno spazio per la musica dei giovani. Lo spettacolo ispirato alla storia di Venezia e alla battaglia di Lepanto vuole proprio aiutare a conoscere la sua storia e la tradizione dei mestieri artigiani che si svolgevano all’Arsenale. Forse Italia Nostra e Fai sono poco informati, ma ciò che vogliamo proporre è un uso di tipo culturale dell’Arsenale, che ne valorizzi la specificità».

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