In carrozzina sul vaporetto chiede la pedana, il marinaio si rifiuta: «Chi non è autonomo non sale»

Christian Sasso, 42 anni di Mestre, si sposta tra San Marco e piazzale Roma per lavoro: «Quando ho chiesto la pedana l’operatore di Actv mi ha detto che avrei dovuto essere accompagnato. Alla fine con una spinta mi ha fatto scendere, ma il discorso è andato avanti per un po’. Assurdo che non possa andare al lavoro in autonomia»

Maria Ducoli
Christian Sasso
Christian Sasso

Chiede al marinaio la pedana per scendere dal vaporetto, uomo in sedia a rotelle minacciato di ricevere un reclamo. È successo sulla linea 1, nella tratta tra San Marco e piazzale Roma. Tragitto che il 42enne mestrino Christian Sasso fa tutti i giorni, due volte al giorno, per raggiungere il suo posto di lavoro, nel settore della contabilità, nel cuore del centro storico. Paraplegico, il mestrino racconta di non aver mai avuto problemi fino a qualche sera fa.

«Quando ho chiesto la pedana», spiega, «l’operatore di Actv mi ha detto che avrei dovuto essere accompagnato, che se nell’aiutarmi mi fosse successo qualcosa ci avrebbe rimesso lui. Alla fine non mi ha messo la pedana, con una spinta mi ha fatto scendere, ma il discorso è andato avanti per un po’».

Sasso racconta di non aver mai avuto problemi di questo tipo prima d’ora sui vaporetti: «Il personale di bordo mi ha sempre aiutato, mentre quell’operatore mi ha detto che da regolamento non posso salire da solo. È una contraddizione», aggiunge, «perché io faccio tutto da solo, è assurdo che non possa andare al lavoro in autonomia. L’operatore di Actv ha detto che avrebbe presentato un reclamo».

La direzione di Avm/Actv spiega che il regolamento in vigore sia per il settore automobilistico che per la navigazione è sempre lo stesso e prevede che «il disabile debba essere autonomo nella salita e nella discesa. Poi è sempre facoltà del marinaio decidere se c’è necessità o meno di ausilio, mentre la passerella andrebbe sempre messa».

Se al centro del regolamento c’è la sicurezza, sia per le persone con disabilità che per i dipendenti dell’azienda, per tutelarli da eventuali responsabilità, Sasso pone un tema di accessibilità: «Se una persona in carrozzina non può andare al lavoro da solo», commenta amareggiato il quarantaduenne, «allora questa non è vera inclusione. Mi chiedo perché devo trovare qualcuno che mi faccia da accompagnatore per i venti minuti scarsi di vaporetto quando sono autonomo in tutto e per tutto. Dovrei avere il diritto anch’io a potermi spostare da solo».  

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