Venezia, 80 grandi navi a Fusina nel 2021. San Marco, solo dimezzati i transiti

Passo avanti del Comitatone ma non in maniera definitiva. In attesa di portare i terminal passeggeri fuori dalla laguna  

VENEZIA. Un passo avanti. Ma non ancora la decisione definitiva. Le navi da crociera restano a Venezia, e inattesa del terminal fuori dalla laguna potranno andare a Marghera. Ottanta alle banchine della Tiv e di Vecon a Fusina già nel 2021. Circa il doppio nel Canale Nord, sponda Nord, entro il 2022. Obiettivo strategico è quello di avviare il progetto per il terminal fuori dalla laguna. Con una “call” pubblica internazionale da fare entro sei mesi. Un anno per decidere, insomma. E per far quadrare il cerchio. Le richieste della portualità e della crocieristica, ma anche le norme di legge che prevedono per la nuova Marittima a Marghera la Valutazione strategica di Impatto ambientale e la variazione del Piano regolatore. E anche l’acquisizione dei terreni, che oggi non sono nella disponibilità dell’Autorità portuale. Clausole messe a verbale dal ministero per l’Ambiente, che hanno un po’ rallentato la corsa della scelta.

Navi fuori dalla laguna, ma non subito. Il prossimo anno – se le crociere riprenderanno – per il bacino San Marco e la Giudecca continueranno a passarne la metà. Impatto dimezzato, problema non ancora del tutto risolto.

Sono le decisioni assunte ieri dal Comitatone, convocato e presieduto dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, alla presenza del ministro dei Beni culturali Enrico Franceschini. Un passo avanti che dà prospettiva al futuro dei lavoratori portuali. Anche se il cammino non è privo di ostacoli.

Nel cronoprogramma presentato ieri da Cinzia Zincone, provveditora e segretaria del Comitatone – da una settimana anche commissario dell’Autorità portuale – si legge che già nel 2021, entro 5 mesi da oggi, potrà essere attrezzata una banchina per ormeggiare una nave lunga fino a 300 metri nell’area dei terminalisti Tiv, a Marghera. Costo dell’operazione, un milione e 300 mila euro. Nello stesso periodo partiranno anche i lavori alla Vecon. Una nave in banchina – lunghezza massima fino a 300 metri – 150 giorni di lavoro, solo 350 mila euro di spesa per le migliori condizioni dell’area. Saranno così 80 le navi a poter essere tolte dal canale della Giudecca nel 2021. L’anno seguente, ha detto la ministra, partiranno anche i lavori per il terminal di Marghera, Canale Industriale Nord, sponda Nord. Qui i tempi e i costi saranno più lunghi. Ma alla fine dovrebbero arrivare a Marghera altre 145 navi in un anno. Attuando il “sistema Redentore”. Cioè la security e i bagagli alla Marittima, che manterebbe la sua centralità, gli imbarchi a Marghera.

«In questo modo», ha detto Zincone, «si persegue l’obiettivo di deflazionare i transiti per il bacino San Marco e la Giudecca».

Ma l’obiettivo finale, ieri è stato ribadito, è quello di portare i terminal crociere fuori dalla laguna. Una necessità ormai, e non soltanto una richiesta degli ambientalisti, visto l’aumento del livello del mare.

Per questo saranno nuovamente valutati i 13 progetti depositati all’Autorità portuale in questi ultimi anni. E ne saranno aggiunti altri con la “call” internazionale.

Resta fuori per il momento il Vittorio Emanuele. Il canale che potrebbe far giungere altre navi alla Stazione Marittima. Niente nuovi scavi in laguna. Una linea che rimette d’accordo Pd e Cinquestelle, anche se non accontenta del tutto il Comune e la Regione.

Comitatone dedicato in gran parte alle grandi navi, dunque. Il secondo dopo tre anni, con un altro ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli) e gli stessi protagonisti. E il rischio che anche stavolta le scelte fatte possano non essere realizzate. Alla fine infatti i presenti non hanno sottoscritto alcun verbale della seduta, come già era successo nel novembre del 2017. Anche allora il presidente del Consiglio non era presente. E le proposte le aveva fatte il ministro, sentita l’Autorità portuale e i suoi uffici lagunari. —

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