Amato (M5s): «Da Venezi accuse inaccettabili a Fondazione Fenice, Colabianchi intervenga»

Il deputato grillino attacca la futura direttrice musicale del teatro di Venezia per una intervista a un quotidiano argentino: «Venezi dice di non avere padrini. Ha ragione, semmai lei ha una madrina d’eccezione». La presa di posizione della Rsu

Beatrice Venezi
Beatrice Venezi

«Beatrice Venezi ha rilasciato una intervista al quotidiano argentino La Nacion in cui esprime parole gravissime. Dice che Diego Matheuz diresse l'orchestra della Fenice in quanto protetto di Claudio Abbado, mentre lei non avrebbe “padrini”. Venezi sta accusando implicitamente di nepotismo la Fondazione. E siccome per entrare in orchestra si deve fare il concorso, altrettanto implicitamente sta dicendo che i concorsi sono pilotati. A questo punto è doverosa una presa di posizione del sovrintendente Colabianchi e del Consiglio di indirizzo, presidente compreso».

Così in una nota il deputato M5s Gaetano Amato.

«Se dovessero tacere davanti a affermazioni simili», aggiunge Amato, «sarebbe ancora più grave delle dichiarazioni stesse. Comunque Venezi quando dice di non avere padrini ha ragione: lei semmai ha una madrina d'eccezione, che idolatra anche in questa intervista. Si chiama Giorgia Meloni. Il fatto che Venezi non si renda conto di quanto la sua nomina stia mettendo in imbarazzo una delle istituzioni culturali più prestigiose del teatro italiano la rende ancor più inadatta».

La presa di posizione della Rsu

La Rsu del Gran Teatro La Fenice, a nome di tutte le sue lavoratrici e i suoi lavoratori, esprime profonda costernazione e amarezza per le dichiarazioni rilasciate da Beatrice Venezi in un’intervista al quotidiano argentino La Nación pubblicata il 23 aprile, secondo cui i posti nell’orchestra veneziana si tramanderebbero «di padre in figlio».

Si tratta di affermazioni gravi, false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d'orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale. Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all'identità stessa della nostra Fondazione.

Riteniamo che simili dichiarazioni siano incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua. La direzione d'orchestra e di coro non può prescindere dal mutuo rispetto e da un clima di armonia professionale che le parole della Maestra Venezi hanno pesantemente e
unilateralmente compromesso.

Alla luce di quanto accaduto, sentiamo il dovere di evidenziare che la sua presenza sul nostro podio avverrebbe in un contesto di profonda tensione e sfiducia. È necessario che la Maestra e la Direzione prendano atto che non sussistono più i presupposti per un rapporto di collaborazione disteso e fecondo. Senza il rispetto per chi il Teatro lo vive e lo onora ogni giorno con il proprio lavoro, viene meno la base
stessa di ogni produzione artistica d'eccellenza».

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