Il sindaco di San Donà rilancia il Veneto orientale: «Diventi Provincia autonoma»

Teso attacca la Città metropolitana: «Territorio cruciale ma trascurato. Venezia? Più matrigna che madre. Servono più risposte su ponte di barche e viabilità, non si parli solo di spiagge»

Giovanni Cagnassi
Il ponte di barche a Fossalta di Piave
Il ponte di barche a Fossalta di Piave

Scontro duro con la Città metropolitana, pure a guida centrodestra, come la sua giunta. Il sindaco di San Donà, Alberto Teso, guarda alle prossime elezioni a Venezia e tuona: «Pronti ad andarcene e tornare al progetto di Provincia del Veneto orientale».

Il sindaco di San Donà parla come presidente della Conferenza dei sindaci, alla guida del drappello dei 22 primi cittadini di un territorio omogeneo dal punto di vista economico e che vorrebbe esserlo anche da quello politico dopo anni di divisioni e steccati mai superati. Un litorale che raggiunge 23 milioni di presenze turistiche, 230 mila abitanti, una Usl (la 4) che può crescere per strutture e servizi, con tre ospedali e le altre realtà come la casa di cura Rizzola di San Donà.

Il Veneto orientale ha sempre avuto le carte in regola per rendersi autonomo da Venezia. E lo sapevano bene i sanatori Luciano Falcier e Marcello Basso quando, con la loro iniziativa bipartisan, alla fine degli anni 90 lanciarono l’idea di una provincia del veneto orientale. «Siamo l'area più rilevante del Veneziano», sottolinea Teso «Abbiamo un Pil di quasi 20 milioni di euro. Il Portogruarese soffre della assurda concorrenza sleale del Friuli, che attrae residenti e imprese con aiuti e incentivi economici a pioggia del tutto fuori dal tempo. Nel Portogruarese ci vuole più attenzione per gli interventi di sicurezza idraulica del canale Taglio e la messa in sicurezza delle strade provinciali».

«Abbiamo 230 mila residenti, quasi gli stessi di Venezia-Mestre», aggiunge, «e il doppio della Riviera del Brenta. La vera provincia di Venezia siamo noi. Ma Venezia spesso non si ricorda di noi».

Teso introduce temi di attualità per il territorio, quali il ponte di barche a Fossalta di Piave, ancora misterico oggetto di improbabili gare e competenze, ma anche la viabilità a San Donà, le rotatorie a Fiorentina, via Armellina, via Unità d'Italia e Via Roma, all'ingresso della zona degli istituti scolastici. .

Il 2026 sarà un anno importante per la Conferenza dei sindaci con importanti progetti: dal marketing territoriale, che vede San Donà capofila, al piano della viabilità, coordinato da Musile; dal rischio idrogeologico, condotto da Cinto Caomaggiore e Teglio all'aggiornamento del Paesc (la tutela ambientale) seguito da San Stino; dalla Litoranea Veneta su cui è impegnata Caorle al regolamento unico dei prodotti fitosanitari, gestito da Pramaggiore.

«Noi siamo il cuore produttivo ed economico della provincia, ma Venezia, splendida madre, a volte anche matrigna, spesso non se lo ricorda. Nel Basso Piave uno dei temi più seri è costituito dalla viabilità e ruota attorno ad alcuni temi fondamentali. Ma solo sull'accesso a Jesolo e Cavallino si è mosso qualcosa. Sembra quasi che ci sia qualcuno che considera il Veneto Orientale solo per le spiagge».

«Pensare a lasciare Venezia e il suo entroterra alla Citta metropolitana e tornare all'idea di provincia del Veneto orientale potrebbe avere un senso» conclude, «In ogni caso il Veneto Orientale intende confrontarsi seriamente con tutti i candidati sindaci al Comune di Venezia, per il ruolo di presidente della città metropolitana, senza barriere politiche».

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