«Una società più giusta può vincere la crisi»

Noale. Il vescovo Gardin incontra gli imprenditori e i sindacati. Il ruolo dei centri d’ascolto Caritas
Agostini Treviso messa in cattedrale per nuovo Papa
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NOALE. «Anche noi sentiamo la crisi, a partire dalle confidenze e dalle richieste d’aiuto raccolte dai sacerdoti. Ci sono dati impressionanti ma pure segni di speranza. Dobbiamo essere più attenti a educare le nuove generazioni per costruire una società più giusta». Sono le parole del monsignor Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, intervenuto a un incontro a Noale con imprenditori, sindacati, esponenti della politica. In queste settimane Gardin è in visita pastorale nel Miranese, uno dei punti a maggior vocazione industriale della provincia. Aprilia di Noale, Pometon di Maerne, Speedline di Santa Maria di Sala, tanto per citare le aziende più importanti del comprensorio che negli ultimi anni hanno fatto ricorso a cassa integrazione e contratti di solidarietà. Molte famiglie chiedono aiuto, c’è chi fatica a fine mese e chi addirittura alla terza settimana. Urge dare delle risposte in questa fase critica. «Ci proviamo con i centri d’ascolto delle Caritas o con il progetto Penelope», riferisce il monsignore, «che punta ad aiutare gli imprenditori in difficoltà a sostenere il peso, umano ancor prima che economico, del momento. L’importante è non scindere l’aspetto finanziario da quello culturale. Dobbiamo lavorare per trasmettere la fede e il desiderio di costruire una società più giusta».

Anche i sindacati sono preoccupati. «A Santa Maria di Sala», dichiara Michele Zanocco della Fim Cisl, «c’erano più addetti nelle aziende che abitanti. In un anno il Veneto ha bruciato 26 mila posti di lavoro, con altri 40 mila in condizione di sofferenza. Si devono usare in modo corretto gli ammortizzatori sociali ma serve un nuovo modello di sviluppo». Paolo Tonello, di Acli del Miranese, lancia un invito alla classe dirigente: «Questo territorio ha già perso un quinto delle sue imprese e, secondo un sondaggio di Unimpresa, cinque imprenditori su sei temono di dover chiudere a breve. Non c’è solo crisi economica, è in incubazione una nuova realtà. Costruire speranza è compito di tutti». Per il presidente della Piccola e media industria di Confindustria Veneto Alberto Baban non si deve avere paura del futuro: «Altrove il mercato è in crescita e servono modelli aziendali più complessi, che superino la logica padronale. Abbiamo creato un sistema debole: sta a noi, tutti insieme, rafforzarlo. Puntiamo a quei 63 milioni di stranieri che ogni anno visitano la nostra regione».

Alessandro Ragazzo

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