Uccise la moglie, condannato a 28 anni

Santa Maria di Sala. L’autotrasportatore colpì la donna con 16 coltellate. I due si erano conosciuti in un club privato

VENEZIA. Vent’anni di reclusione per uxoricidio, altri 4 anni, 9 mesi e 10 giorni (oltre a 8 mila euro di multa) per il favoreggiamento e lo sfruttamento alla prostituzione, 3 anni e 8 mesi per atti sessuali. Complessivamente, 28 anni di carcere. Questa la condanna inflitta ieri in Tribunale a Venezia con rito abbreviato dal giudice per le indagini preliminari Daniela Defazio a Franco Manzato, il camionista che nel settembre del 2011 uccise la moglie Elèna Para - moldava, 35 anni - con 16 coltellate, nella loro abitazione di via Don Milani, a Sant'Angelo, una frazione di Santa Maria di Sala.

Il gip ha sostanzialmente accolto la richieste del pm Paola Tonini escludendo però l’aggravante della crudeltà che era stata inizialmente contestata all’uomo. La difesa ha già annunciato che farà appello. Oltre all’omicidio della moglie, Manzato ha dovuto rispondere anche di sfruttamento della prostituzione e di atti sessuali.

I fatti risalgono al settembre del 2011 quando l’uomo uccise la moglie con sedici coltellate e con inaudito violenza al culmine di un violento litigio. Nel corso dell'autopsia i medici legali Alessia Arseni e Silvano Zancaner (affiancati come esperto nominato dalla difesa, dal collega Davide Roncali) avevano accertato che la violenza dell'omicidio era stata tale, che un fendente aveva quasi staccato la testa della donna dal corpo.

Pur essendo fuggito dopo il delitto - l’uomo era stato arrestato in provincia di Udine - Manzato aveva subito confessato agli inquirenti l’omicidio della moglie, cercando di giustificarsi spiegando che l’aveva uccisa per gelosia nella convinzione che lei lo tradisse e che volesse lasciarlo per un altro uomo.

Un movente che secondo alcuni testimoni - conoscenti della donna - non aveva presupposti. Il motivo dei furiosi litigi tra i due, invece, sarebbe stato il fatto che lui voleva ipotecare la casa che le aveva intestato perché aveva bisogno di denaro per poter avviare un'azienda di autotrasporto e lei, invece, non ne voleva sentir parlare.

Secondo la ricostruzione dei fatti, Elèna Para, la notte dell'omicidio era rincasata dal club privè Belle Epoque di Limena, in provincia di Padova, dove lavorava da qualche tempo. Un circolo privato dove si pratica lo scambio di coppie, frequentato all'inizio da Franco Manzato e da Elèna come semplici clienti e dove poi la giovane donna aveva trovato lavoro.

Al giudice di Udine che lo aveva interrogato subito dopo l'arresto, Manzato aveva però detto anche di non ricordare tutto, perché aveva assunto droga, aggiungendo di essere stato picchiato dalla donna con una cintura, ma di non ricordare il tentativo di lavare il coltello dal sangue della moglie, per poi usarlo contro di sé, come aveva dichiarato in un primo momento subito dopo l'arresto.

Dieci anni fa, aveva ferito con dieci coltellate anche la prima moglie. A suo carico, come si diceva, anche lo sfruttamento della prostituzione e atti sessuali.

Ieri pomeriggio, davanti al gip in Tribunale a Venezia la condanna con rito abbreviato. Ai 28 anni di reclusione si aggiunge anche la condanna all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Manuela Pivato

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