Uccise la moglie a coltellate: 20 anni

Santa Maria di Sala. Il camionista Franco Manzato ottiene in Appello lo sconto di pena, gli sono stati derubricati due reati
Di Carlo Mion

SANTA MARIA DI SALA. Sconto di pena per il camionista Franco Manzato che nel settembre del 2011 a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala uccise a coltellate la moglie. Ieri la Corte d’Appello d’Assise, accogliendo le richieste della difesa, ha condannato l’uomo a 20 anni. In primo grado il giudice, con rito abbreviato, gli aveva comminato una pena di 28 anni di carcere. Ieri, al termine della sua requisitoria, il pg Giulio Rosin, aveva chiesto l’ergastolo per l’uomo. Ma per il giudice Daniela Perdibon, sono state più convincenti le motivazioni dell’avvocato Maria Rosa Cozza, che tutelava l’imputato e che aveva chiesto una riduzione di pena in quanto, secondo il legale, alcuni reati contestati all’uomo non erano stati dimostrati.

In primo grado al camionista erano stati dati 20 anni di reclusione per uxoricidio, altri quattro anni, nove mesi e dieci giorni (oltre a 8 mila euro di multa) per il favoreggiamento e lo sfruttamento alla prostituzione, tre anni e otto mesi per atti sessuali nei confronti di una minore. Per la corte d’Appello lo sfruttamento della prostituzione e gli atti sessuali nei confronti della minore non sono stati commessi dal’uomo.

Manzato, camionista, nel settembre del 2011, uccise la moglie Elèna Para, moldava, 35 anni, con 16 coltellate, nella sua abitazione di via Don Milani, a Sant'Angelo. L’uomo uccise con inaudita violenza al culmine di un violento litigio. Nel corso dell'autopsia, i medici legali, Alessia Arseni e Silvano Zancaner avevano accertato che la violenza dell'omicidio era stata tale, che un fendente aveva quasi staccato la testa della donna dal corpo. Pur essendo fuggito dopo il delitto, l'uomo era stato arrestato in provincia di Udine, Manzato aveva subito confessato agli inquirenti l'omicidio della moglie, cercando di giustificarsi spiegando che l'aveva uccisa per gelosia nella convinzione che lei lo tradisse e che volesse lasciarlo per un altro uomo. Un movente che, secondo alcuni testimoni, non aveva presupposti. Il motivo dei furiosi litigi tra i due, invece, sarebbe stato il fatto che lui voleva ipotecare la casa che le aveva intestato perché aveva bisogno di denaro per poter avviare un'azienda di autotrasporto e lei, invece, non ne voleva sentir parlare. Secondo la ricostruzione dei fatti, Elèna Para, la notte dell'omicidio, era rincasata dal club privè Belle Epoque di Limena, in provincia di Padova, dove lavorava da qualche tempo. Un circolo privato dove si pratica lo scambio di coppie, frequentato all'inizio da Franco Manzato e da Elèna come semplici clienti e dove poi la giovane donna aveva trovato lavoro. Al giudice di Udine, che lo aveva interrogato, Manzato aveva però detto anche di non ricordare tutto, perché aveva assunto droga, aggiungendo di essere stato picchiato dalla donna con una cintura.

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